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Elezioni, in vantaggio l'Unione di Prodi - exit poll


10-04-2006

ROMA (Reuters) - L'Unione avrebbe vinto le elezioni politiche 2006 ottenendo la maggioranza sia alla Camera sia al Senato.

E' questo quanto emerge sia dalle prime indicazioni fornite alle 15,00 da Nexus (exit poll) per la Rai e da Piepoli (in house poll) per Sky Tg 24 sia dai secondi e definitivi exit poll basati sul totale del campione.

La novità, rispetto ai sondaggi della vigilia starebbe, sempre in base a queste prime stime, che il centrosinistra avrebbe conquistato una chiara maggioranza anche al Senato (anche secondo il livello minimo delle forchette).

FORZA ITALIA OLTRE 20%

All'interno di entrambi gli schieramenti va sottolineato che Forza Italia ha superato la soglia "psicologica" del 20% (aveva il 29% nelle precedenti elezioni), ma sarebbe comunque su un risultato inferiore a quello dei sondaggi (dove era intorno al 24%) anche se potrebbe risultare essere il primo partito di Italia al Senato (2/3 punti avanti i Ds, ma nettamente dietro l'Ulivo che alla Camera supera il 30%).

Ferma An, così pure la Lega Nord, balzo in avanti invece nel centrodestra per i centristi dell'Udc che vengono accreditati di un risultato fino al 7%.

Nell'Unione positivo il risultato dell'Ulivo che viene dato ampiamente sopra il 30% (alla Camera), con i Ds primo partito del centrosinistra di poco sotto il 20% al Senato (altra soglia considerata "psicologica", in questo caso il risultato sarebbe negativo) e la Margherita ampiamente sopra il 10%.

Rispetto ai sondaggi discreto il risultato della Rosa nel pugno, in linea con le previsioni Rifondazione comunista e i Comunisti italiani, l'Italia dei Valori di Di Pietro e l'Udeur di Clemente Mastella.

L'attenzione, come era previdibile, si concentra sul Senato dove, benché in termini generali sia Nexus sia Piepoli danno una netta maggioranza al centrosinistra, risultano in bilico tre Regioni: il Piemonte (13 senatori a chi vince e 9 agli altri), il Friuli-Venezia Giulia (differenza minima: 4 a 3) e la Puglia (12 a 9).

Fra le Regioni considerate incerte alla vigilia, Lazio e Campania sarebbero andate al centrosinistra.

CAUTI I PRIMI COMMENTI

Nei primissimi commenti euforia contenuta da parte del centrosinistra che invita alla "cautela" ma parla già di "grande successo se i dati venissero confermati".

Gli ultimi sondaggi fatti dai principali istituti demoscopici a uso interno dei partiti (la pubblicazione dei sondaggi è infatti vietata dalla legge sulla par condicio nei 15 giorni precedenti le elezioni) davano un vantaggio per il centrosinistra compreso fra i 3 e i 5 punti percentuali, sia alla Camera sia al Senato.

LE ATTESE DELLA VIGILIA

Un sondaggio effettuato da Nexus poche ore prima della conclusione della campagna elettorale dava il centrosinistra sempre in vantaggio, ma con un vantaggio ridotto e in una forchetta compresa fra 2 e 4 punti di vantaggio.

Gli ex poll effettuati dai principali istituti demoscopici hanno indicato nella prima giornata di voto un vantaggio costante per il centrosinistra, sia alla Camera sia al Senato, oscillante fra i 5 e i 6 punti percentuali. Anche l'ex poll che girava in ambienti di Forza Italia dava, nella tarda serata di ieri, un vantaggio per il centrosinistra compreso fra i 3 e 5 punti percentuali (riferito alla Camera).

Il primo appuntamento delle nuove Camere è stato fissato per il 28 aprile prossimo. Il giorno successivo è previsto che eleggano i rispettivi presidenti. Nei successivi due giorni è prevista la formazione dei gruppi parlamentari e dei rispettivi presidenti.

Da quel momento le Camere sono operative. Secondo il calendario più accreditato alla vigilia del voto, è previsto che le Camere si riuniscano il 13 maggio in seduta congiunta per l'elezione del nuovo capo dello Stato al quale dovrebbe spettare il compito, appena eletto, di avviare le consultazioni per affidare l'incarico di formare il nuovo governo.

Secondo alcuni poltici, un risultato elettorale molto netto avrebbe potuto permettere all'attuale capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi di affidare l'incarico per la formazione del nuovo governo prima dell'elezione del suo successore.




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