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Il 10 febbraio uscito il libro di Maria Gabriella Macini


16-02-2009

Il 10 febbraio uscito il libro di Maria Gabriella Macini

“Noi figli dell’esodo” è il titolo del romanzo autobiografico di Maria Gabriella Macini, poetessa giuliana che risiede a Sala Consilina. Un libro che racconta un capitolo della storia d’Italia, il quale ritrae in modo coinvolgente ed emozionante la storia di Fiume e dei suoi esuli. Il libro è uscito lo scorso 10 febbraio in occasione del Giorno del Ricordo e sarà presentato a Sala Consilina nei prossimi giorni. Molti gli appuntamenti per la sua presentazione in giro per l’Italia, tra cui Salerno, Napoli, Novara, Trieste e Fiume. Molti ospiti illustri giungeranno a Sala Consilina in occasione della presentazione del romanzo.
Lo scorso 10 febbraio è uscito il suo romanzo “Noi figli dell’esodo”. E’ un libro autobiografico che racconta un capitolo della storia d’Italia e di Fiume. Signora Macini quale collegamento ha Fiume con Sala Consilina e di cosa tratta il suo romanzo? Emozionata?
Certamente. La storia ha inizio nel 1920. Storia di cui ho memoria che mi è stata tramandata dai miei nonni e dalla mia famiglia. Mio nonno, di origine Toscana, parte con D’Annunzio e arriva a Fiume in occasione della famosa Presa di Fiume. Figlio di buona famiglia si ferma a fiume perché conosce e si innamora di mia nonna. Parte così la storia della mia famiglia che vive in una città più o meno etnica. E’ una storia che vive nella storia e tradizione dell’Impero Austroungarico.
Lei parta dell’Impero Austroungarico. L’Impero Asburgico ha avuto una forte influenza per Fiume. Cosa ha rappresentato l’Impero e la sua decadenza, e quale legame aveva l’Impero con Fiume?
Fiume era una città che dava uno sbocco sul mare all’Impero. Con la decadenza dell’Impero, poi, che ha portato i suoi frutti nefasti perché la decadenza dell’Impero ha significato famiglie decadute e altre che crescevano. L’impero aveva lasciato un segno, il segno della multi etnicità, dell’aggregamento culturale e tecnico che risultava un tessuto sociale ben solido. Il sogno della borghesia fiumana era quello di fare di Fiume una città indipendente, un porto franco. E lo fu di fatto per un breve periodo. Fiume venne chiamata l’Olocausta per la sua storia travagliata che parte dall’epoca preromana. Fiume ha lottato non solo per la sua autonomia ma anche per la sua italianità, perché Fiume era e si sentiva italiana. Addirittura ci racconta che i funzionari austriaci, inviati dall’Impero, per gestire la parte burocratica della nostra città col tempo si integravano nella nostra città e spesso volte adottavano un nome italiano e ne assumevano il dialetto, gli usi e i costumi. E’ questa la grande Fiume.
Come nasce in lei il desideri di mettere nero su bianco questo racconto che è anche molto personale e cosa ha scaturito in lei per realizzare questo romanzo autobiografico?
I motivi sono tanti. Parte da un motivo affettivo,. La scomparsa dei miei genitori in breve tempo uno dall’altra mi ha segnato moltissimo. E’ nata così la voglia di riscoprire le radici. Avevo lasciato questi ricordi assopiti. L’esodo l’ho vissuto sulla mia pelle, che è una storia triste del nostro paese.
Cosa rappresenta per lei questo romanzo autobiografico?
In quest’angolo di storia che sto cercando di scoprire e riscoprire è un periodo storico che mi fa molto soffrire, che amo molto. E’ un discorso che desidero portare avanti negli anni, credo che questo romanzo sia la voglia di riprendersi le proprie radici e di non far cadere nell’oblio e nel dimenticatoio una parte fondamentale della storia d’Italia.
Quindi il racconto di questo periodo storico è un primo passo per far conoscere questo pezzo di storia che è molto traumatico e forte. E’ possibile fare altre per portare avanti questo discorso?
Indubbiamente la mia è una piccola voce. Noi siamo supportati da grandi storici , che molto meglio di me sapranno raccontare e spiegare la nostra storia. Mi auguro che da ora in poi gli storici siano degli storici seri e non guidati. Perché mi chiedo, col passare degli anni, per quale motivo, mai nessuno abbia raccontato nelle scuole e nella vita quotidiana la nostra storia.
Quale collegamento ha Fiume con Sala Consilina? Lei vive appunto a Sala Consilina.
E’ in terra di Sala che io ho potuto riallacciare i fili del ricordo e tessere il mosaico che mi ha reso possibile poi raccontare questa storia. Sala è una terra del sud, accogliente dove vivono ancora certi valori, come la religiosità e la famiglia. Poi ho sposato un salese. Sono stata accolta bene in questo tessuto sociale e mi son ritrovata bene. Nel mio libro parlo anche si Sala Consilina. Ora sto preparando un altro libro che parla solo specificamente di Sala. Possiamo dire che sia il proseguimento di questo mio romanzo autobiografico.
Quando e dove sarà fatta la presentazione del testo? Ospiti?
Saranno presenti lo storico e pubblicista Carlo Montani, è uno dei più bravi storici riconosciuti della Venezia Giulia e Dalmazia, la Professoressa Miriana Tamantina Ivone; il Prof Dott. Coll. Carmelo Testa, Presidente degli ex combattenti. Dovrebbe essere presente anche l’avvocato Sinagra docente della Sapienza. La presentazione sarà fatta prossimamente qui a Sala Consilina nei primi giorni di marzo.Si faranno ulteriori presentazioni a Salerno, a Napoli, a Novara, a Brescia, a Trieste, a Bari, in Sardegna, in Sicilia.
E Fiume?
Anche a Fiume nel mese di luglio
E’ vero che dal suo romanzo sarà tratta una fiction?
Si è vero, ma i dettagli sono ancora da definire.
Se lei dovesse definire il suo lavoro con due parole, come lo definirebbe?
La voce del cuore


Patricia Luongo




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