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60mila studenti in campania dicono NO alla Moratti


19-11-2004

In 60mila, secondo l’Unione degli studenti Campania, hanno riempito le strade della regione: 4mila ad Avellino, 3mila ad Eboli, 2mila a Sala Consilina, 1500 a Cava de’ Tirreni, 200 a Procida. A Napoli, comunque, il grosso della manifestazione: in 50mila (sempre dati Uds) hanno dato vita a un lungo corteo nel capoluogo, urlando slogan contro Letizia Moratti e il governo Berlusconi e diffondendo volantini. Partito alle 10 da Piazza Garibaldi, la manifestazione è arrivata nella tarda mattinata a Piazza Municipio, dove gli studenti hanno organizzato un’assemblea pubblica in cui hanno preso la parola i rappresentanti degli istituti arrivati con più di trenta autobus da tutta la regione: da San Giorgio a Cremano, a Palinuro, da Ponticelli a Sapri, Agropoli, Afragola, Frattamaggiore, Salerno. Ai motivi della contestazione mondiale si sono aggiunte, naturalmente, anche le ragioni della protesta locale. In Italia, infatti, la manifestazione di ieri si inserisce nella più ampia mobilitazione contro la riforma Moratti e i tagli per la scuola previsti dalla Finanziaria. Gli studenti campani hanno inoltre denunciato una situazione di forte disagio vissuta all’interno dell’istituzione scolastica, che attua ancora metodi di educazione repressive e fortemente gerarchizzate: «Il modello didattico unidirezionale non ci rende parte attiva e protagonista di ciò che studiamo - si legge in un comunicato dell’Unione degli Studenti Campani -. Le lezioni quotidiane ormai sono un freddo e vuoto passaggio di nozioni dai docenti agli studenti e rappresentano un’idea di scuola che ha come unico scopo la valutazione delle persone e non la formazione di una coscienza critica, che ci faccia acquisire gli strumenti utili per migliorare la società in cui viviamo».

A fronte di questo disagio gli studenti campani chiedono una scuola che dia più valore alle loro idee e ai loro bisogni, costruita dal basso, quindi, e non a partire dalle contestate direttive ministeriali. Le richieste che gli studenti fanno sono essenzialmente tre: un’ora di attualità e storia contemporanea a settimana, svolta a turno da tutti i docenti; una giornata autogestita al mese, oltre l’assemblea d’istituto, in cui si organizzano momenti di didattica alternativa; una commissione formata da un numero paritario di studenti e docenti, che discutano dei metodi di studio dei programmi e del Piano dell’offerta formativa. Una serie di proposte che la riforma Moratti non prende assolutamente in considerazione. Come pure l’altra richiesta urlata a gran voce nella manifestazione di ieri: una Carta degli Studenti con agevolazioni economiche per i consumi culturali. «La formazione - afferma Antonio, tra i gli studenti in piazza ieri – non è solo nozionismo, ma un processo a 360 gradi che coinvolge tutta una serie di attività culturali, come cinema, teatro, mostre, partecipazione al dibattito politico e sociale». In alcuni comuni la Carta è stata già attivata. Per tutti gli altri studenti si sta instaurando un proficuo dialogo con le istituzioni locali e regionali. Intanto l’Uds ha già annunciato una settimana di mobilitazioni dal 6 all’11 dicembre prossimo: saranno bloccate tutte le lezioni, per costruire momenti di didattica alternativa a quella “ufficiale”. Alle manifestazioni di ieri hanno partecipato anche delegazioni di studenti universitari dell’Udu.



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