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Clientelismo rosso: il caso Salerno


03-05-2006

Clientelismo rosso: il caso Salerno

di Carlo D'Andrea

Dopo mesi di fermenti interni a Salerno si è ormai consumato il divorzio tra i vertici dell'Ulivo e quello che da 13 anni è il riferimento per eccellenza del centrosinistra locale, Vincenzo De Luca. A nulla sono serviti infatti gli interventi dei vertici nazionali della Quercia per far desistere il già due volte sindaco del capoluogo campano dall'intenzione di ricandidarsi alla poltrona più alta della città. Le prossime amministrative del 28 maggio per la conquista del comune campano vedranno così contrapporsi i partiti del centrosinistra, che appoggia il candidato della Margherita Alfonso Andria, e lo stesso De Luca che, con la sua lista civica sostenuta dal grosso dei Ds salernitani, punta ostinatamente a riacciuffare una carica sulla quale sente ormai di vantare una sorta di diritto dinastico. Non è il caso di riassumere qui le molteplici vicende che hanno contrassegnato la carriera politica di De Luca e i dissapori che hanno portato alla rottura con l'Ulivo sotto le quali insegne lo stesso è stato rieletto poche settimane fa. La storia parla di un uomo politico che ha costruito il suo consenso tramite un rapporto diretto col suo elettorato - a proposito di populismo - rifiutando ogni ingerenza nel suo potentato non solo dagli altri enti locali ma anche dagli stessi compagni di coalizione prima e di partito poi. La ricandidatura di De Luca era diventata così pian piano indigesta, prima ancora che per le complesse vicende giudiziarie nelle quali le sua giunte sono state coinvolte, per il malumore stesso che l'ex-sindaco aveva alimentato nei partiti amici, Verdi e Rifondazione su tutti, e nell'ala bassoliniana della Quercia. Quando nel 2001, dopo due mandati alla guida del Comune, De Luca passava a Montecitorio, la sua legittima aspirazione era quella di conquistare la presidenza della Giunta regionale. Di qui gli scontri sempre più frequenti con Antonio Bassolino, di qui la convergenza d'interesse con Ciriaco De Mita - da sempre spina nel fianco per l'ex sindaco di Napoli - che non ha tuttavia esitato a scaricare De Luca quando negli ultimi mesi le procure hanno iniziato a far capolino. In questo valzer di poltrone, con gli spazi sempre più chiusi verso altri incarichi di potere non rimaneva quindi che tornare sull'amato golfo che aveva decretato l'ascesa del politico diessino. Il centrosinistra si prepara così allo scontro in casa e non sarà facile. La candidatura di De Luca, per quanto priva dell'appoggio di ogni partito nazionale, resta una candidatura forte. Perché? Le risposte possono essere due: o l'ex-sindaco ha lavorato talmente bene da avere un legittimo vasto consenso nella città, o la rete di clientele costruita in questi 13 anni, ed ora al centro delle indagini della magistratura, è tale da consentirgli di ritornare in auge indipendentemente dall'appoggio della madre Quercia. Al di là di come la si voglia leggere, si tratta comunque di una brutta pagina di democrazia, il tentativo di fare di Salerno un feudo personale, slegato da quegli stessi partiti che pure hanno contribuito al successo politico di De Luca. È curioso poi come dallo stesso centrosinistra stenti ad arrivare una sconfessione forte a questi anni di intrecci poco trasparenti tra politica e affari. Eppure da quella parte non si è soliti lesinare disapprovazioni forti ai primi vagiti dei giudici. Ricordiamo - da un pulpito che resta rigorosamente garantista - che l'onorevole De Luca è indagato per l'affaire Ideal Standard-Seapark-Energy plus, un'inchiesta sugli intrecci tra politica e affari che investe direttamente il suo operato da sindaco, un cordone del resto mai tagliato, visto lo strettissimo legame col fido Mario De Biase, suo successore negli anni di Montecitorio. Per non parlare delle inchieste che gravano su due assessori di spicco delle giunte rosse di Salerno degli ultimi anni indagati per presunti rapporti con la camorra legati alla movida notturna. Ma al di là di queste vicende giudiziarie - sulle quali al momento ogni sentenza politica va sospeso - Salerno resta, dopo 3 mandati di amministrazione rossa, accompagnati da provincia e regione dello stesso colore, nell'eterna attesa di un decollo da anni promesso ma mai realmente avvertito. I cantieri aperti non sono mancati ma i fiumi di denaro gestiti dal comune, più che alimentare l'economia locale, hanno rimpinguato il portafoglio di pochi. A dispetto di una provincia che continua ad attrarre sempre più l'attenzione di media e turisti il rilancio del capoluogo è rimasto una promessa che non si è mai avverata. Il ribelle De Luca ha per anni vaneggiato di una città modello del mediterraneo, ha lanciato progetti nei quali lui stesso è sembrato non credere mai. Voleva dare alla città il parco marino più grande d'Europa e ha finito per offrire inspiegabilmente i terreni destinati a quel progetto ai manager della Energy Plus, per un'azienda termoelettrica mai cantierizzata. Aveva lasciato che Bohigas - architetto detestato dai catalani per le sue manie californiane - fantasticasse su piattaforme di cemento davanti al lungomare più bello d'Italia per poi annullare pian piano ogni obiettivo di quel piano regolatore costato milioni di euro. Aveva dato il via alla costruzione di una metropolitana leggera, delle quali finora si vedono soltanto le stazioni chiuse, in un centro che non conta più di 180 mila abitanti e i cui problemi di traffico potevano essere risolti con molto meno e più rapidamente. Intanto Salerno resta ferma sulle infrastrutture strategiche. Il porto in continua crescita da anni è bloccato nelle sue potenzialità da un sistema viario interno inadeguato; la costiera amalfitana resta uno splendido braccio sciolto dal capoluogo chiamato vanamente ad essere anello di congiunzione verso le bellezze della Magna Grecia nel versante sud della provincia. Non basta. Ancora più che in altre aeree della Campania ogni mese, ad andar bene, scatta immancabile l'allarme spazzatura imputabile in primis alla giunta regionale ma, mentre nell'entroterra molti piccoli centri già da tempo spediscono sui treni i propri rifiuti in Germania, a Salerno l'amministrazione è troppo presa dai suoi piani in perenne divenire per industriarsi in una raccolta differenziata più efficace. Eppure nonostante tutto De Luca ha ancora chance di diventare per la terza volta sindaco. Dal centrosinistra oltre che il distacco dei separati in casa aspettiamo fiduciosi il riconoscimento di un epoca di mal governo, come Kruscev con Stalin, anche Salerno ora avrebbe bisogno della sua «deluchizzazione».

Carlo D'Andrea




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