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Guccini “La locomotiva”: una canzone maltrattata per il 25 aprile


25-04-2012

L’altro giorno alcuni “anonimi” hanno tappezzato i quartieri di Roma con manifesti che, prendendo spunto dalla canzone di Guccini “La locomotiva”, così recitavano: “Gli eroi son tutti giovani e belli- ai ragazzi di Salò”. Immediatamente il noto cantautore si è risentito perché “la sua canzone non è stata compresa, ma maltrattata”, ribadendo ancora una volta che la commemorazione del 25 aprile va rispettata come tale, ossia “la Festa della liberazione per la riconquista della libertà oppressa da venti anni di fascismo e di violenza”. I revisionismi, posti in essere in questa occasione negli ultimi anni vedono Guccini nettamente contrario, perché “tra quelli di Salò ci sarà stata anche gente in buona fede, ma sicuramente dalla parte sbagliata” strumentalizzati da “il colpo di coda disperato del regime fascista, di chi aveva ormai l’acqua alla gola e sapeva di averla”. ( La Repubblica).
A tal proposito vorrei raccontare un episodio occorso ad una mia amica partigiana, Teresa Mattei, che vive in Toscana, a Lari(Pi). Del suo pregnante impegno nella lotta di liberazione dal nazifascismo, in qualità di comandante di compagnia, riconoscimento dedicato a pochissime donne, ricordo un racconto in particolare, denso di vibranti emozioni, che ho avuto modo di ascoltare direttamente dalla sua voce. “Era stato catturato dai partigiani un giovane ragazzo, militante nelle truppe della Repubblica di Salò, ed io mi offersi di assisterlo in cella. Di fronte alle tante domande, postemi sul motivo della mia scelta di stare dalla parte opposta alla sua, io ebbi modo di spiegargli le nefandezze del regime fascista e di una guerra fratricida, insensata ed ingiusta. Alle mie parole le sue mani si intrisero di lacrime ed è così che lo lasciai andare incontro alla notte. Ma, non riuscì a superarla, perché, gravato dal peso di responsabilità non proprie, si suicidò. Quegli occhi, bramosi di verità, li ricordo ancora a distanza di tanti anni”.
Certamente, è questo un piccolo racconto di una storia più grande della stessa Teresa, la Resistenza, che dovrebbe non solo essere onorata ogni 25 aprile con rinnovato spirito, ma, soprattutto, alimentata ogni anno con nuove riflessioni e nuovo impegno. Oggi più che mai è necessario tale tipo di approccio perché raccontare dell’antifascismo, della Resistenza e della Costituzione è la migliore risposta “a chi non sa o ancora non vuol sapere, ai distratti, agli indifferenti, a chi non smette di strumentalizzare questo giorno facendone un mero strumento di cieca e violenta propaganda”(ANPI). Per quest’anno ho dato il mio personale contributo con il racconto di Teresa Mattei e chissà che esso non riesca a seppellire di verità quanti ancora oggi, come da tre anni a questa parte, tappezzano anche la provincia di Salerno di “particolari” manifesti, come quello di questi giorni che si intitola “Celebrare la vittoria della democrazia”. Quella vittoria si può celebrare ogni giorno, solo se lo si voglia realmente, riconoscendo, però, il giusto valore alla Storia e non usandola a proprio uso e consumo. Accomunare la sorte dei repubblichini di Salò, che “in buona fede stavano dalla parte sbagliata” a quella degli infoibati, uccisi da Tito “con la complicità dei leader comunisti italiani”non fa onore al Presidente della Provincia di Salerno Cirielli, perché dovrebbe sapere che ogni vicenda storica ha la propria oggettiva lettura e che quelle di parte non servono, anzi risultano di notevole danno alla correlata analisi dei fatti così come sono realmente accaduti. Anzi, il manifesto che porta la sua firma disonora ed oltraggia oltremodo “i caduti che combatterono in buona fede la Patria dalla parte sbagliata”, perché costoro sono, a mio parere, usati strumentalmente per vincere la sua personale guerra contro i comunisti di allora ed i loro eredi di oggi. E così, mentre a Roma una canzone maltrattata di Guccini è dedicata ai ragazzi di Salò, a Salerno, invece, un manifesto ufficiale di Cirielli li utilizza per celebrare quanto è di più lontano dalla vittoria della Verità.

Maddalena Robustelli
 




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