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Soppressione tribunale di Sala Consilina. Risponde il Presidente Antonio Robustella


17-04-2012

Antonio Robustella è nato a Verona il 17/6/1953 e risiede a Napoli. A 23 anni, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza con 110 e lode, ha collaborato con le Università di Napoli, Ferrara, Parma e Milano. A 25 anni ha vinto il concorso ed è entrato in Magistratura. Ha avuto come sedi di lavoro Ferrara, Milano, Napoli e, da ultimo, Sala Consilina. Ha espletato funzioni di Giudice del Lavoro (per oltre 20 anni), di Presidente e di Giudice penale di Presidente e di Giudice civile, e questo in primo grado ed in grado di Appello. A Napoli, per diversi anni, è stato dapprima Presidente di una Sezione Lavoro e poi Presidente Coordinatore di tutte le Sezioni Lavoro. E’ autore di numerose pubblicazioni e sono edite almeno 400 sue sentenze. E’ stato relatore in numerosi convegni e corsi di formazione anche indetti dal Consiglio Superiore della Magistratura

 
Nelle questione legata alla paventata soppressione del tribunale di Sala Consilina, oggi a che punto siamo?
 
In questo momento siamo in attesa delle determinazioni del Ministero, sappiamo che la commissione che si occupa specificamente del problema delle revisioni delle circoscrizioni ha lavorato e probabilmente ha anche completato i suoi lavori. Ora siamo in attesa di sapere l’esito di questi lavori e in particolare come è stata considerata la particolarissima situazione del tribunale di Sala Consilina.   
Nel corso di recenti incontri si è aperta una trattativa nei confronti del tribunale di Lagonegro per permettere la sopravvivenza del nostro presidio di giustizia.
Anche su questo punto, allo stato, la situazione è in stallo nel senso che sicuramente, per lo meno da parte mia c’è la massima disponibilità a prendere in considerazione una eventualità di questo tipo e potrebbe essere anche razionale perché consentirebbe di dare innanzitutto un tribunale a un territorio così vasto e nello stesso tempo mettere insieme una serie di risorse che potrebbero garantire una efficienza e funzionalità del tribunale unificato.
E proprio su questo possibile accorpamento la classe forense si è scissa dichiarandosi a favore o contraria. Cosa dire in merito?
Ritengo che si dovrebbe guardare oggettivamente la situazione. Non è un problema campanilistico privilegiare una sede piuttosto che un’altra, si dovrebbe valutare freddamente e con atteggiamento distaccato la reale situazione e verificare qual è la soluzione più opportuna e in altre parole qual è il tribunale che deve incorporare l’altro, tuttavia questa dovrebbe essere una situazione che prescinde dalla passionalità e dal campanilismo. La posta in gioco è ben più alta.
Se il tribunale è nell’occhio del ciclone invece la sua efficienza come possiamo classificarla?   
Con molto orgoglio posso dire che il tribunale di Sala Consilina ha un livello di efficienza e modernità assolutamente al di sopra della media. Io sono diventato presidente di questo tribunale da poco tempo e quindi quando parlo non mi approprio di meriti che non ho ma semplicemente fotografo una situazione che ho trovato. Dal punto di vista dell’efficienza, i tempi dei vari processi sia nel settore civile che penale, stanno diventando più che ragionevoli, per quanto riguarda il livello di modernizzazione siamo addirittura in testa nel panorama nazionale per quanto riguarda l’applicazione dei nuovi sistemi che consentono una velocizzazione di tutto il processo e addirittura di poter fare il processo da casa, il cosiddetto processo telematico.
Con un eventuale accorpamento possiamo sperare nella stessa ragionevolezza dei tempi processuali?
Dipende questo accorpamento come sarà fatto e in che tempi. Certamente poter contare su più risorse, aggregare situazioni e considerato che i nostri margini di miglioramento proprio perché abbiamo raggiunto questo livello di efficienza particolarmente alto e quindi in grado di espandersi, mi lasciano molto ottimista in una prospettiva di questo tipo.
Cosa si augura per questo tribunale e per questo territorio?
Mi auguro anzitutto che questo tribunale venga mantenuto, questo territorio deve avere un presidio di giustizia perché è troppo lontano da tutte le altre sedi che potrebbero garantire lo stesso livello di giustizia ma soprattutto quello che è fondamentale è che questo territorio non deve essere privato di un baluardo, di difesa rispetto alla possibili infiltrazioni da parte della criminalità organizzata. Questo territorio che già inizia a manifestare segni di cedimento però deve avere una presenza forte dello Stato, un segno di allontanamento verrebbe vissuto dalla popolazione e dalla criminalità organizzata come un segno di cedimento e forse lascerebbe lo spazio a possibili infiltrazioni in una realtà che è già tanto depressa e difficile.
 
Antonella Citro 
 



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