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Sala Consilina: “Casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra”. Il 28 gennaio l'ultima iniziativa della campagna "Vogliamo Zero"


21-01-2012

Ultima iniziativa programmata nell’ambito delle attività collegate alla campagna dell’Unidef “Vogliamo Zero”, a cui ha aderito il Comune di Sala Consilina, coinvolgendo le associazioni culturali del territorio.
Sabato 28 gennaio prossimo, con inizio previsto alle ore 9:00, presso l’Aula Magna del Liceo Classico di Sala Consilina, la Cooperativa Culturale “La Cantina delle Arti”, proporrà lo spettacolo “Casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra”, atto unico di Enzo D’Arco, interpretato dallo stesso autore, spettacolo rivolto agli studenti del liceo stessi, chiamati, nella circostanza a fare un piccolo gesto di solidarietà, nell’ambito della campagna “Vogliamo Zero”.
La sinossi dello spettacolo.
Un verme, essere immondo, essere da nulla, che osserva le sozzure dell’homo bellicus, dell’homo homini lupus.
“Casca il mondo casca la terra tutti giù per terra” è il dramma dell’uomo che fa la guerra visto da sottoterra, laddove finiscono sangue e carni maciullate da bombe, fucili, machete, ogni volta che il mondo ci ricasca, ogni volta che la terra ridiventa teatro di guerra.
Ogni volta che un padre viene strappato ad un figlio da una granata. Come ad Anzio o a Kigali o a Baghdad o a…
Ogni volta che viene infranto il sogno di pace di ogni dopoguerra. Come dopo la Prima Guerra Mondiale, come dopo la Seconda, come dopo…
Ogni volta che a dei reduci di guerra si succedono altri reduci di guerra. Come…
Ogni volta che l’orizzonte di speranza di una Rosa Gialla viene oscurato dai cingoli dei carri armati. Come a piazza Tienanmen.
Ogni volta che l’imperativo di speranza “nessuno uccida i bambini” si trasforma nel triste indicativo passato “sono stati uccisi dei bambini”. Come a Beslan, a centinaia.
Sono cinque le canzoni dei Pink Floyd, con liriche di Roger Waters, che innervano “Casca il mondo casca la terra tutti giù per terra”, ovvero un monologo che è una sferzante invettiva contro l’irragionevolezza dell’uomo che razionalmente programma e compie il male assoluto, ossia la guerra. Ed è il monologo di un verme, “’nzivato,chiavico e merduso”, che dal basso della sua condizione urla alto il dolore alla vista delle carni e del sangue umani che ancora e ancora lo sporcano e lo insozzano.
Così come in un teatro di guerra non ci sono protagonisti e spettatori ma tutti sono drammaticamente sulla scena, così in “Casca il mondo casca la terra tutti giù per terra”, che è teatro sulla guerra, la scena viene portata tra gli spettatori che ne diventano coprotagonisti sia per scelta registica, sia per conseguire l’antico effetto catartico del male visto da vicino per ritrarsene, sia per unirsi coreuticamente al verme in un girotondo di speranza che urla un forte NO al “tutti giù per terra” di “Casca il mondo casca la terra”.
La sobrietà dell’allestimento scenico, la crudezza del testo, la veemenza della recitazione, sono al servizio di un teatro della riflessione che, illustrando l’inumana condizione bellica, punta a recuperare la fanciullezza della condizione umana restituendo alla purezza il girotondo di “Casca il mondo casca la terra tutti giù per terra”.




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