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SOPPRESSIONE DEL TRIBUNALE: dovremmo dimetterci tutti!


28-11-2011

La revoca di mandato ai due magistrati già assegnati al tribunale di Sala Consilina, avvenuta nei giorni scorsi, è l’ennesimo segnale della volontà politica ed istituzionale di sopprimere il presidio di giustizia sul nostro territorio. Un destino segnato da tempo cui si è sempre trovata una soluzione per farla franca. Ma questa volta le cose si sono messe davvero male e la razionalizzazione del sistema giudiziario passerà per il taglio del nostro tribunale. Andare alla ricerca delle responsabilità, allo stato, sarebbe un gioco inutile quanto dannoso che indebolirebbe ulteriormente la già precaria posizione del nostro territorio. Ed allora cerchiamo di guardare avanti e lottare, tutti insieme, aggrappandoci anche ad un’unica speranza agonizzante ma comunque viva. Nel frattempo l’Ordine degli Avvocati è in sciopero permanente da tre mesi e, pur nobile la causa, gli effetti sortiti iniziano adandare in direzione opposta da quanto auspicato. La forza di uno sciopero non si sostanzia nelle adesioni, ancorché consistenti, me nella capacità di fare leva sulla pubblica opinione. Da che mondo è mondo, infatti, è agli umori di quest’ultima che sia politici sia istituzioni sono particolarmente sensibili. Se questo è vero, la domanda che occorre porsi è quali effetti abbia avuto sull’opinione pubblica l’astensione dalle udienze degli avvocati? Allo stato ben pochi, l’argomento ha solo sfiorato i cittadini che sostanzialmente rimangono restii anche a rimanere informati, sembrano assuefatti quasi da una sorta di rassegnazione alla regressione della nostra comunità. Anzì, se qualche protesta inizia ad elevarsi viene paradossalmente indirizzata verso gli avvocati stessi additati come i responsabili dei disagi che i cittadini in ogni caso stanno subendo. Certo si sono tentate anche strade interlocutorie, si è cercato di sottoporre all’attenzione di chi di dovere le legittime ragioni dell’Ordine degli Avvocati di Sala Consilina che poi sono le ragioni del territorio. Il problema è che queste circostanze diventano fertili per le speculazioni politiche di ogni parte, nessuna esclusa, e di speculazioni ce ne sono state e pure troppe. Il canale di interlocuzione non può non essere istituzionale e tutto ciò che è fuori dal percorso istituzionale, ed ha una dimensione solo politica, diventa speculazione. Per questo l’unico tentativo serio, e con qualche risultato, è stato quello del Presidente della Provincia che si è fatto tramite tra l’Ordine degli Avvocati ed il Ministro Nitto Palma purtroppo non più in carica. Le improvvide uscite di tutti gli altri, di sinistra come di destra, si sono ridotte a sola visibilità e, dispiace dirlo ma bisogna dirlo, anche con la compiacenza di qualche “avvocato politicizzato” alla ricerca di accrediti presso i piani alti della parte politica di riferimento.

E la politica locale? Assente! Totalmente assente! Nessuno si è sottratto dal rilasciare interviste o lasciarsi andare alle dichiarazioni più accorate ma poi nulla è stato fatto quando bisognava passare all’azione. Prova ne è stata una riunione tenutasi presso l’aula consiliare di Sala Consilina venerdì 25 novembre scorso cui sono stati invitati tutti gli esponenti politici locali di ogni ordine e grado. Tutti, a partire dai pochi sindaci presenti, si sono prodigati nell’indicare la strada da seguire nel tentativo di rimediare alla disperata vicenda del nostro tribunale. Chi ha proposto di recuperare lo spirito carbonare e disconoscere l’autorità dello Stato, chi ha indicato di emulare gli operai della Ergon occupando l’autostrada, chi si vuole incatenare ai cancelli del tribunale, qualcuno ha anche proposto le dimissioni in massa di tutti gli amministratori locali.

Ecco, questo ultimo punto merita una riflessione un pochino più approfondita. Le dimissioni degli amministratori locali, ad iniziare dai Sindaci, sarebbe l’unico segnale degno di attenzione da parte del nostro territorio. A patto, però, che non si ricorra alle solite furberie nel senso che le dimissioni siano effettive perché solo costringendo le preposte autorità a nominare un commissario per ogni comune e per ogni ente forse si riesce a riaprire il canale di interlocuzione istituzionale che resta l’unica strada per cercare di far valere le nostre ragioni territoriali. Nel frattempo, e questo è compito maggiormente dell’Ordine degli Avvocati, occorre dotarsi di argomentazioni serie iniziando proprio a dare contenuto ai principi dettati dalla Legge con cui il Parlamento ha delegato al Governo le competenze per intervenire sul sistema giudiziario.

Occorre mettere in campo, una volta tanto, la compattezza del nostro territorio perché in gioco non è solo il destino del tribunale di Sala Consilina ma il futuro di una terra che diventa sempre più periferia. Una classe dirigente degna di tale nome non può continuare a vedersi spogliata delle proprie prerogative di rappresentanza territoriale e non può continuare ad assistere impotente al depauperamento della nostra comunità. E’ l’occasione giusta per dare sfoggio della nostra dignità, tanto se non contiamo nulla è certamente meglio starcene a casa. Ovvio, ci si chiede, vale la pena mettere in discussione la propria poltrona per una questione come quella del tribunale? E se il gioco vale la candela, quanti hanno davvero la volontà di mettere in discussione la propria poltrona?

Nel mio piccolo, e per quanto possa contare, ritengo che il rischio chiusura del tribunale vale molto di più del posizionamento personale e le dimissioni dalla presidenza del Soggetto Gestore dei Patti Territoriali locali sono a disposizione delle ragioni del territorio, e le mie dimissioni, preciso, non sono soggette a revoca.

 

Giovanni Graziano




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