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Nando Paone attore napoletano vincitore premio Città di Sala Consilina: “Occorre consegnare allo spettatore un bagaglio di emozioni”


03-09-2011

Nando Paone attore protagonista di numerose pellicole di successo, qual è la produzione a cui ti senti più legato?

 
C’è da dire che tutti i film o spettacoli sono tutti piccoli figli, non dipende dal ruolo non dipende dal successo che ha più o meno lo spettacolo o il film, ci si mette sempre lo stesso impegno. A voler rispondere a bruciapelo direi che quello maggiormente impresso è “ Lo chiamavano bulldozer” con Bud Spencer degli anni ’70, perché ero giovanissimo alle mie prime esperienze cinematografiche, è un film che ha avuto un grandissimo successo che ha girato il mondo intero. Mi sono divertito a lavorare anche con gli stuntman quando si casca, si prendono pugni, ecco questo è uno di quei film che mi sono rimasti maggiormente dentro, ex equo direi “L’amico del cuore” di Vincenzo Salemme insieme a una compagnia quasi tutta riproposta nella pellicola, un personaggio che aveva girato per 3 anni, un carattere che avevamo costruito nei minimi dettagli. Un film a cui sono molto affezionato.
 
Si parla anche di una napoletanità radicata e trasportata sapientemente nei film, ecco quanto conta essere campano e avere quella verve necessaria al successo?
 
E’ molto importante perché noi napoletani abbiamo avuto sempre il teatro dentro, abbiamo lo spettacolo nel sangue tuttavia è anche un luogo comune perché, per raggiungere degli obiettivi, c’è bisogno di una formazione anche culturale e professionale. E’ importante portare avanti la tradizione napoletana nei suoi usi e costumi, io nel mio piccolo ho sempre cercato di farlo, non ultimo due anni fa insieme all’autrice Cetti Sommella abbiamo aperto un teatro a Pozzuoli dove mancava da 60 anni, ci tengo a dirlo, senza sovvenzioni o aiuti esterni, si tratta di una piccola grande soddisfazione e siamo stati premiati dall’affluenza non dal guadagno, inutile dirlo! Abbiamo voluto dare alla nostra città qualcosa di culturale e di riaggregazione insieme. E’ molto importante insomma tenere alta la bandiera della cultura napoletana e non solo.
 
La storia del cinema italiano ha subito una vera evoluzione, qual è ingrediente principe del suo successo in Italia e nel mondo?      
 
Il cinema italiano ha avuto negli ultimi anni una virata verso l’alto, è indubbio perché il pubblico ha ripreso ad andare a cinema, purtroppo non sempre nei contenuti o nella scelta delle sceneggiature tanto che io dopo il III film di Salemme “A ruota libera”, sono stato fermo dieci anni perché a seguire ricevevo proposte di film che sinceramente non mi sentivo di fare non perché sono un intellettuale ma perché credo nel mestiere dell’attore e sono convinto che debba portare un messaggio al pubblico che purtroppo in quelle sceneggiature non ci stava. L’ingrediente invece è proprio quello di “Benvenuti al sud” di Luca Miniero che ha messo insieme tante cose, che ha appacificato Nord e Sud, ha fatto vedere posti meravigliosi della costa cilentana con un cast di attori straordinari. E’ quella la ricetta, cioè far ridere lo spettatore e consegnargli anche un piccolo bagaglio di emozione di messaggio; è stupido oggi andare a teatro o a cinema e ridere e dopo alzarsi andare a casa e aver dimenticato quelle due ore, il teatro e cinema in quanto messaggi culturali devono rimanerti dentro, non a caso la scelta di questo testo stasera “Se ci amiamo non ci estinguiamo”, III testo di Cetti Sommella che porto in scena, ancora una volta la sua penna graffiante coniuga il divertimento e la tematica interessante. In questo spettacolo si parla dell’abbandono dei vecchi e il pubblico presente è stato molto attento, al termine mi ha detto che ha riflettuto si è emozionato ha capito determinate cose. Quindi attraverso la risata, il divertimento lo spasso, fa riflettere lo spettatore e fa portare a casa anche un motivo di discussione e di confronto.
 
Hai ritirato a Sala Consilina il premio “Città di Sala Consilina”, una ennesima soddisfazione professionale e personale.
 
Sì sono veramente molto contento di questo premio, anzi devo dire che non lo sapevo! E forse volevano farmi una sorpresa, una sorpresa divulgata su internet e alcuni amici o colleghi mi hanno telefonato e mi hanno detto “Ma tu vai a Sala Consilina?”, “Come lo sai?”, “Ci sta scritto che prendi un premio!” non avrebbero voluto dirmelo insomma! Sì sono molto onorato, i premi mettono sempre un po’ in imbarazzo perché non ci sente mai sufficientemente all’altezza, ringrazio quelli che hanno pensato a me nella consegna di questo premio e cercherò di portare avanti sempre quello che faccio. Per concludere, quando da ragazzino studiavo per diventare un attore, i miei amichetti mi dicevano “Quando sei diventato grande, diventi famoso non ci saluterai più” e io “No poi ve lo dimostrerò”, oggi mi incontrano e non mi hanno ancora sputato in un occhio insomma!!
 
Antonella Citro          



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