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CELLARA – Celebrato il ventesimo anniversario della scomparsa di mons. Umberto Altomare


16-02-2006


CELLARA – Celebrato il ventesimo anniversario della scomparsa di mons. Umberto Altomare. Alla cerimonia di commemorazione, avvenuta ieri mattina nella chiesa di San Sebastiano, hanno partecipato il vescovo di Teggiano-Policastro, mons. Angelo Spinillo, i vescovi emeriti di Catanzaro-Squillace, mons. Antonio Cantisani, di Melfi-Rapolla-Venosa, mons. Vincenzo Cozzi, il vicario generale della diocesi di Cosenza-Bisignano, mons. Leonardo Bonanno, il parroco di Mendicino, don Enzo Gabrieli, un nutrito gruppo di sacerdoti della diocesi di Teggiano (Sa), il vice sindaco di Cellara (Cs), Gioconda Minardi, il sindaco di Rogliano (Cs), Pietro Oliveti, gli ex parlamentari Pierino Buffone e Pasqualino Biafora, il presidente del Centro di promozione culturale “Mons. U. Altomare”, Aurelio Scaglione, il preside dell’Istituto scolastico comprensivo di Mangone, Cataldo Marino, e naturalmente le famiglie Altomare-Sottile. “Un momento semplice e intenso di comunione ecclesiale – ha affermato mons. Spinillo nel corso dell’omelia – di gratitudine al Signore per il dono di mons. Altomare, uomo e pastore buono” - che durante il suo ministero - “ha saputo guidare e sostenere il suo Gregge”. Umberto Altomare era nato a Cellara il 13 dicembre 1914. Ordinato sacerdote nel 1940, aveva svolto la sua missione prima a Rogliano, poi a San Giovanni in Fiore. Nominato vescovo titolare di Carpasia e ausiliare di Mazara del Vallo nel marzo del 1960 da Giovanni XXIII°, due anni più tardi aveva fatto il suo ingresso nell’episcopio di Muro Lucano, quindi, il 10 luglio 1970 in quello di Teggiano, dove era rimasto sino alla prematura scomparsa avvenuta il 3 febbraio 1986. Dopo un intenso periodo di lavoro, don Umberto (così si faceva chiamare) era tornato a Rogliano per riposare e per recarsi successivamente a Cellara. La morte lo aveva colto subito dopo al celebrazione della Santa Messa, in macchina, durante il breve viaggio verso il paese natale. “Don Umberto – ha scritto il sacerdote Antonio Cervino – diceva sempre: la casa del Vescovo deve essere aperta a tutti e deve essere di vetro perché tutti possono guardarci dentro”. Ancora oggi, a Rogliano, è possibile notare il portone, realizzato quasi completamente a vetrata, del palazzo di proprietà della famiglia. Don Umberto ha amato profondamente la sua terra, i posti e la gente che ha conosciuto, sapendo coniugare quest’amore con una forte azione pastorale, preconizzante i tempi e legata a doppia mandata al Concilio Vaticano II°. “Il segreto del suo successo è la dolcezza del carattere – ha detto tempo addietro don Cesare Caruso – e la luminosità del suo sorriso, che non sfuggiva neppure al compianto Giovanni XXIII°, quando nel riceverlo dopo la consacrazione episcopale, gli disse <lei con il suo sorriso conquisterà le anime>”. All’alto prelato, ricordiamo, è stata dedicata anche un’associazione culturale, che dello stesso vescovo ha intenzione di pubblicare una corposa biografia.

Gaspare Stumpo *


* Corrispondente de Il Quotidiano della Calabria




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