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Beato chi ha sete di veritā


03-06-2011

Lo scorso lunedì si è svolto a Sala Consilina il convegno “L’acqua pubblica è di tutti”, predisposto dal locale circolo del PD. L’appuntamento negli auspici degli organizzatori doveva costituire un primo passo per la propaganda elettorale, in vista dei referendum dei prossimi 12 e 13 giugno aventi ad oggetto l’acqua pubblica. Dopo i saluti istituzionali del sindaco Gaetano Ferrari è intervenuto il componente del Comitato 2 SI per l’acqua pubblica e contro il nucleare del Vallo di Diano, Erminia Pinto, che ha ribadito la ferma opposizione alla privatizzazione del bene primario, oggetto di un diritto fondamentale in capo ai cittadini di ogni comunità e come tale non suscettibile di essere valutato solo ed esclusivamente in base a criteri economicistici.
Il taglio dato al tema oggetto della discussione ha consentito al successivo relatore, Geppino Parente, presidente dell’ATO (Ambito Territoriale Ottimale) Sele, il consorzio per il servizio idrico integrato che riunisce circa ottantasei comuni, di affermare che l’acqua pubblica non possa essere gestita solo ed esclusivamente in una logica aziendale. C’è da sottolineare, però, che gli interventi sulla rete prevedono ingenti esborsi monetari, da coniugare con l’ottimizzazione del servizio idrico e la salvaguardia dell’ambiente. In questa direzione l’ATO, a suo dire, è andato oltre la privatizzazione del bene pubblico, previsto dal governo nel decreto Ronchi, per cercare di rispettare la normativa europea che contempla l’affidamento in house, cioè pubblico, dei servizi di erogazione.
Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania, ha sottolineato come da una parte ci sia la corsa delle multinazionali ad accaparrarsi la gestione dell’acqua pubblica e dall’altra la necessità di 60 miliardi di euro di investimenti per ottimizzare il relativo ciclo. Investimenti che devono, oltremodo riguardare anche il sistema di depurazione che è ancora deficitario, soprattutto in Campania dove tale problema è più grave di quello dei rifiuti. Il relatore ha concluso il suo intervento auspicando che sulla certezza dell’acqua quale bene fondamentale si innesti la necessità di fare investimenti seri.
A questo punto del convegno ha preso la parola il responsabile del Codacons Vallo di Diano, Roberto De Luca, che ha espresso forti perplessità sulle notizie a lui pervenute relativamente alla cessione della gestione dell’acqua da parte di alcuni comuni valdianesi al Consac gestioni idriche spa, annunciando che da giugno Teggiano si avvierà a tale risoluzione. Il Codacons fin dal 2002 ha contrastato suddetto trasferimento da parte del comune di Sassano, ricorrendo persino al Tar, perché la Carta dei Servizi del Consac era ed è, a suo dire, particolarmente onerosa per il cittadino. Ad esempio “La custodia dell’impianto nella sua complessiva configurazione è a carico dell’Utente che ha l’obbligo di comunicare all’Azienda qualunque guasto, perdita o disfunzione in qualunque punto dell’impianto….. Tutte le perdite di acqua verificatesi per qualsiasi motivo dopo il contatore sono a carico dell’Utente, così come le perdite verificatesi nella tubazione di derivazione….. Il calibro dei contatori è determinato a giudizio insindacabile dell'Azienda….. L'Utente ha l’obbligo di comunicare la lettura all'Azienda, o di sollecitarla, se trascorso un anno dalla lettura precedente, non è stata eseguita la successiva…..La morosità connessa al mancato pagamento della bolletta o di contestazione non accettata da luogo alla chiusura dello sbocco”.
Per tali ragioni il responsabile Codacons si è detto fermamente contrario al trasferimento al Consac della gestione idrica, auspicando che i comuni valdianesi si consorzino per gestire insieme l’acqua pubblica, il cui surplus nel nostro territorio potrebbe costituire fonte di guadagno. Indubbiamente tale intervento ha suscitato negli astanti vivo interesse, peraltro acuito da una interlocuzione del sindaco di Sale Consilina, probabilmente innervosito dal precedente excursus a tal punto che, con una breve battuta, si è detto favorevole alla cessione al Consac non solo della gestione dell’acqua, ma anche delle condotte in cui essa scorre, reti costruite con il denaro dei pubblici contribuenti. A quel punto l’on. Donato Pica si è trovato a gestire una situazione non facile, anche perché per le provocazioni ricevute il rappresentante dell’associazione dei consumatori era andato via. Una mediazione è stata tentata dal presidente dell’ATO, che ha pure promesso ai presenti di ritornare a parlare dell’argomento in un convegno ad hoc.
Certo è che, personalmente, mi sono sforzata di continuare a seguire il convegno conclusosi con l’intervento dell’on. Tino Iannuzzi, ma una domanda mi gironzolava continuamente in testa, facendomi distrarre spesso: ma perché del trasferimento al Consac della gestione idrica non può discutersene e, peggio ancora, perché non se ne sapeva niente, se non gli addetti ai lavori? Quel che mi duole constatare è come ancora una volta, in occasione di pubblici convegni, i cittadini di Sala Consilina vengano a conoscenza di progetti che li riguardano, ma su cui non vengono interpellati per nulla.
Era già successo nel 2007, allorquando in un’iniziativa promossa sul tema delle possibili correlazioni tra inquinamento ambientale ed aumento delle patologie tumorali, si apprese dell’ipotesi di costruire una centrale a biomasse in un comune contiguo, impianto non più realizzato per vicende giudiziarie che riguardarono i rappresentanti del gruppo imprenditoriale costruttore, coinvolti nella indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. L’aria nel 2007, l’acqua nel 2011, la storia si ripete senza mutamenti e con le stesse caratteristiche: i cittadini sono lì, costretti ad accettare soluzioni calate dall’alto, senza alcuna possibilità di un percorso decisionale partecipato. Ciò mi induce a ritrovare in questo episodio un ulteriore motivo per andare a votare il prossimo 12 e 13 giugno, per rivendicare con un netto e chiaro SI il mio contributo alla tutela dell’acqua come bene primario e per tenere alta la guardia sulle decisioni che verranno prese sull’acqua pubblica del Vallo di Diano e sulle nostre reti di approvvigionamento. Io, come gli altri presenti al convegno di lunedì scorso, in fondo chiediamo solo verità su quello che sarà il destino di quel bene primario e non varrà a nulla elevare muri di gomma contro cui far infrangere le nostre legittime richieste, perché potranno pure riuscire a decidere dell’acqua della nostra comunità, ma toglierci la verità no, quella ci spetta di diritto.

Maddalena Robustelli
 




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