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Il dovere di tutelare i beni ambientali di Roberto De Luca


25-08-2010

Esiste un momento, nella vita di ognuno di noi, nel quale si riflette circa il destino di questa splendida astronave, dal nome Terra, in viaggio nell’universo dall’inizio dei tempi. E non ci si riferisce semplicemente alla nostra singola esistenza o a quella dell’intero genere umano, ma a quella dell’ecosistema del nostro pianeta. In questi momenti siamo pervasi da un sottile pessimismo, che però ci dà forza per continuare a combattere per la preservazione dei beni ambientali.
E’ bastata una sentenza sfavorevole a qualche allegra combriccola locale, che intendeva abusare di un sito ricadente in zona protetta del nostro territorio, all’interno del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, per scatenare un’indefinibile (ma, per fortuna, solitaria) campagna mediatica volta a dimostrare l’inopportunità “sociale” di una decisione di un giudice che punisce, in modo esemplare, alcuni abusi. Noi non abbiamo gioito per la decisione del collegio giudicante: abbiamo semplicemente preso atto del dispositivo della sentenza di condanna. E abbiamo così compreso come sia stato necessario intervenire in questa delicata questione, nella quale si è sventrata una montagna a 1100 metri sul livello del mare, in zona 1 del Parco Nazionale e zona SIC, per ricavare una strada su suolo demaniale che doveva servire degli immobili ricavati da vecchi ovili. Questi immobili, a quanto sembra, dovevano ospitare attività turistiche. In questa vicenda, il Consulente Tecnico di Ufficio, ing. Marcello Romano, ha dichiarato che dall’analisi dei documenti si evinceva non tanto la semplice presenza di abusi, ma, addirittura, una sorta di lottizzazione abusiva di un’intera area protetta.
La nostra partecipazione attiva al processo ha disturbato non poco la combriccola, s’immagina. A difesa della stessa erano intervenuti anche i vertici degli enti locali, per dire che tutto era in regola. Ci s’immagini. Dopo queste dichiarazioni e dopo una sentenza di primo grado di condanna per chi ha messo a repentaglio l’integrità della natura in zone protette (tra i quali anche un assessore del Comune di Monte San Giacomo), le persone con un minimo di buon senso non vanno in giro a parlare di ambiente o a presiedere commissioni ambientali. Semplicemente si dimettono. E dire che il vicesindaco di Monte San Giacomo, già membro del Consiglio di amministrazione del Parco, nel 2006 aveva dichiarato alla stampa che i lavori erano autorizzati. A noi risulta poco chiaro come sia possibile rilasciare permessi a costruire a privati su suolo demaniale. Ma tant’è. Lo stesso amministratore è stato poi eletto presidente della Comunità Montana del Vallo di Diano. Questo succede un po’ dappertutto, abbiamo imparato col tempo, è vero. Lo leggiamo dalla cronaca nazionale e non dobbiamo meravigliarci. Eppure, questo non può confortarci se, all’inaugurazione dello Sportello Ambiente nel Vallo di Diano, alcune di queste persone parlano di tutela dei beni ambientali.
A proposito di quest’ultima iniziativa, che non possiamo non salutare con favore, a pochi giorni dall’inaugurazione dello sportello (termine che vagamente ricorda certe pratiche bancarie), un simbolo fallico campeggia sui muri dell’edificio che lo ospita, ai margini del parco urbano di Silla di Sassano. Nei pressi dello stesso parco urbano non è possibile transitare con la bicicletta senza rischiare di essere aggrediti da cani lasciati incustoditi. E, nonostante ciò, si organizzano delle passeggiate in bicicletta (meritoria attività, se calata in un contesto appropriato). Il dovere delle istituzioni di educare alla corretta gestione dell’ambiente, allora, non può essere soltanto quello di insegnare a non buttare una cicca per terra (impresa impossibile per alcuni!), ma deve tendere a fornire esempi costruttivi, affinchè chi ci ascolta possa effettivamente comprendere quanto siano sentite le nostre parole. E dire che vi è stato un tempo in cui chi si apprestava a gestire la raccolta differenziata dei rifiuti a livello comprensoriale, presiedendo una società per azioni a capitale pubblico, chiedeva ai cittadini, proprio da quello stesso luogo, sacrifici economici per rendere efficace questo importante momento per la salvaguardia dell’ambiente. Promise di redere più lievi quei sacrifici col tempo. Invece, come spesso accade quando i sacrifici di tanti vanno a finanziare una qualsiasi attività (gestita da pochi), i rincari successivi sono stati ragguardevoli e la memoria di quella promessa cancellata. E inoltre, perché non debba tristemente ripetersi la storia di quel luogo, già destinato a varie altre improbabili funzioni, ci si augura almeno che le immagini falliche sui muri e la presenza dei cani aggressivi nel vicino parco urbano non siano un segnale di perdita di memoria di quel discorso sulle cicche delle sigarette. Per il nostro comprensorio, aggredito dal cemento selvaggio di vari ecomostri e teatro di sversamenti periodici di rifiuti tossici, anche il discorso della cicca di sigaretta va bene come inizio, sempre che poi si lotti con forza contro l’abbandono delle cicche per strada. E se non si sarà costretti a far chiudere gli occhi ad adolescenti scampati alle aggressioni canine che entrano nei locali dello Sportello Ambiente per ritirare il contenitore del vetro in questi giorni, sarà ancora un altro passo avanti. E sarebbe bello, infine, che nelle zone di pregio ambientale, così come riconosciute dalla “Carta di destinazione d’uso del territorio” approvata dalla Comunità Montana del Vallo di Diano nel 2003, non si costruissero le zone industriali. Ma questi gridi di allarme, lo so, saranno del tutto inascoltati, perché il dio cemento possa scorrere senza limiti anche là dove resiste l’ultima testimonianza di macchia paludosa, dove abitano a frotte le taccole, le beccacce, le anatre e dove, nei periodi migratori, trovano ostello gli aironi cinerini. E allora forse sarà bene limitarsi a parlare solo delle cicche delle sigarette, senza scomodare troppo temi più importanti, che potrebbero inficiare le entrate e le uscite di altri più cospicui sportelli, pubblici e privati. L’immagine fallica sparirà, e forse ricomparirà col tempo. I cani, ora liberi di aggredire i passanti, verrano benevolmente redarguiti, ma poi torneranno a scorrazzare nel parco urbano insieme a motocicli rombanti. Un altro ciclo storico di quel luogo sarà così completo, in attesa di un altro e poi di una altro ancora. Il dovere di scrivere queste cose e di lottare per la tutela dell’ambiente, però, resterà immutato.
 

Roberto De Luca




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