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“La bonifica nella Valle del Tanagro”, ne parla l’autore Emilio Sarli dirigente del consorzio di bonifica Vallo di Diano e Tanagro


25-08-2010

 

Come nasce la tua ultima fatica letteraria?
Questo saggio prende spunto da un vecchio libro che ho pubblicato con la stessa casa editrice “Laveglia - Carlone”, dedicato alle vicende della bonifica nel nostro comprensorio. Questo testo si presenta oggi aggiornato, ampliato e integrato con una serie di acquisizioni tratte essenzialmente dagli Archivi di Stato di Salerno, Napoli e Roma dove esistono fonti dedicate esplicitamente a questo scopo della provincia di Salerno, fonti che contengono decine e decine di manoscritti di relazioni, rapporti e fatti da dipendenti e funzionari che si sono occupati della bonifica nel corso dei secoli e che aprono uno spaccato interessante sulle vicende storiche della bonifica del nostro territorio. E se una conclusione, si può subito trarre da un approfondimento di questi manoscritti, è questa: indubbiamente la bonifica ha avuto una parte significativa di tutte le complessive vicende sociali ed economiche del Vallo di Diano perché tutto ciò che riguarda le dinamiche demografiche e insediative sono state e sono in stretto rapporto con la progressiva azione bonificatrice che ha trasformato le condizioni di vivibilità di questa piana del Tanagro, già lago pleistocenico, dopo piana paludosa e malarica e che oggi si presenta con un equilibrio territoriale ed ambientale diverso che permette e garantisce condizioni di vita sociale ed economica migliori.
 
Una ricerca e cura del dettaglio ambientale che appare subito molto accurata agli occhi del lettore che si avvicina a questo saggio.  
Questo saggio si compone di due parti: una prima parte tratta le vicende storiche della bonifica, iniziando dai primi interventi di bonificazione che furono probabilmente eseguiti dai primi abitanti della zona, i Pelasgi i Greci i Lucani di cui però si conservano poche tracce documentate. Furono invece i Romani a svolgere una parte importante dell’azione bonificatrice. Ci sono autori che hanno enfatizzato l’opera dei Romani nel Vallo di Diano, però bisogna riconoscere che grazie ai Romani sono state poste le basi per insediamenti produttivi della pianura. Infatti come hanno posto in evidenza altri autori, non sarebbero immaginabili tutte le opere che hanno realizzato i Romani tipo le assegnazioni graccane di ager publicus in forum romanum, la stessa strada che da Capua collegava Reggio Calabria nonché altri insediamenti in epoca romana se questa piana fosse stata essenzialmente dominata dal disordine idraulico. Quindi i Romani hanno dato un impulso significativo alla bonifica in questo territorio. Successivamente caduto l’Impero Romano, ci sono state le invasioni barbariche e quindi il territorio è stato abbandonato a se stesso e per due/tre secoli quest’area è stata dominata dalla palude e dalla malaria, solo nel ‘500/600 durante il periodo del Vice regno spagnolo, sono stati ripresi alcuni interventi di bonifica molto occasionali e molto sporadici perché nel contempo bisognava fare i conti con le resistenze e i privilegi di tanti feudatari, bisognava fare i conti con le deforestazioni delle montagne, che denudandole i torrenti scendevano a valle e provocavano ulteriori dissesti idrogeologici per cui nel ‘500, Leandro Alberti, in un suo giro da queste zone ancora attestava l’esistenza di un non lago che richiama alla mente un lago pleistocenico. Nel ‘500 la bonifica ha dato adito a una serie di contenziosi tra le popolazioni e in particolare tra i Salesi e i Dianesi che, per evitare gli allagamenti nel proprio territorio, deviavano il corso del fiume nei territori confinanti e queste vicende hanno dato luogo a una serie di tensioni, contese civili e rappresaglie armate che sono documentate nei manoscritti che, sono stati acquisiti soprattutto presso l’archivio storico di Salerno e Napoli e che, hanno formato oggetto di contenziosi giudiziari presso le udienze provinciali presso il Sacro Regio Consiglio che è quello che oggi corrisponde alla nostra Corte di Cassazione durante il Vice regno spagnolo. Poi durante il periodo borbonico, fu ripresa l’attività di bonifica in maniera più consistente tanto che durante il II periodo borbonico, dopo la Restaurazione borbonica, ci fu un interessamento meno occasionale ma più importante più significativo in cui furono realizzate una serie di opere importanti, tra cui la più importante, è l’approfondimento del Fossato Maltempo, perché rappresenta il punto fondamentale dell’azione di bonifica del Vallo di Diano che era stato compreso anche nei secoli precedenti ma nessuno vi aveva mai posto mano in maniera così consistente, perché occorrevano delle risorse cospicue.
 
Cosa vuol dire in sostanza?
La questione è questa: è inutile continuare a regimare in continuazione il fiume Tanagro, fare interventi a monte e a metà se poi dopo non si provvedeva a dare uno sbocco consistente alle acque nei pressi di Polla dove si trova appunto il Fossato Maltempo perché altrimenti, siccome lo stesso Fossato non era adeguato a tutta questa messe di acqua, che si raccoglieva in tutta la piana evidentemente quando giungeva a valle ci stata un rigurgito di acque che provocava allagamenti, per cui i Borboni fecero un’opera consistente di approfondimento del Fossato Maltempo che, diede vita a questo scolo delle acque verso il fiume Sele perché il Tanagro, si sa, sfocia nel fiume Sele.
 
Particolare attenzione è stata data anche a preziosi supporti fotografici.
Una parte di questo saggio è stata dedicata a immagini e foto antiche e recenti; quella antiche riguardano soprattutto i primi anni e i primi interventi fatti dal Consorzio di Bonifica perché al Consorzio e all’attività di questo ente è dedicata tutta la II parte di questo saggio. In effetti la bonifica è un’azione in perpetuo rinnovamento e nel corso dei secoli sono state diverse le istituzioni che si sono occupate di Bonifica, quindi al tempo degli Spagnoli e ai tempi del Vice regno c’era la Giunta dei Regi Lagni, dopo nel periodo borbonico c’è stata l’amministrazione dei ponti e strade, invece oggi esiste l’istituzione del Consorzio di Bonifica, istituito nel 1926 con il Regio Decreto a firma di Vittorio Emanuele III, allora fu redatto un piano generale di bonifica e sulla base di questo piano sono state realizzate le prime opere di bonifica soprattutto negli anni ’30/35, sono state realizzate una serie di briglie soprattutto a monte per imbrigliare appunto i terreni montani. Queste opere sono state inserite nel volume attraverso un repertorio di immagini, molte sono foto in bianco e nero che mi sembravano veramente molto interessanti. La II parte è dedicata alle vicende amministrative di questo consorzio di bonifica, come l’assemblea dei consorziati le elezioni e le ultime del 2005. In effetti il Consorzio di Bonifica è un ente pubblico economico che è amministrato dagli stessi consorziati che fanno parte del comprensorio di bonifica e pagano il contributo di bonifica e siccome pagano hanno anche diritto al voto, quindi vengono riuniti ogni 5 anni e l’assemblea elegge i cosiddetti consiglieri che vanno a costituire il Consiglio dei Delegati che è un organo ad indirizzo politico amministrativo del Consorzio di Bonifica; il Consiglio infine elegge un Presidente e la deputazione amministrativa che sono gli organi esecutivi del Consorzio di Bonifica.
 
Antonella Citro     
 
 



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