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Opificio di Via Nazionale a Padula: prima udienza


16-04-2010

Dopo una serie di rinvii, è stato ascoltato ieri mattina solo l’ufficiale della Guardia di Finanza della Tenenza di Sala Consilina Solimando nel corso della prima udienza del processo relativo all’opificio di Padula che vede ancora una volta sul banco degli imputati Biagio Maceri, il calabrese del piccolo centro di Tortora, finito sulle pagine di cronaca per l’assai più noto rogo di Montesano dove morirono le due operaie Annamaria Mercadante e Giovanna Curcio. Il maresciallo Solimando ha riferito sull’attività di indagine volta a reprimere il lavoro nero nel Vallo di Diano e sulla carenza di documentazione amministrativo - fiscale concernente i luoghi dell’opificio padulese. In questa occasione inoltre Biagio Maceri ha voluto rendere diverse dichiarazioni spontanee mentre la difesa ha chiesto ed ottenuto di espungere, dal fascicolo dei dibattimento, dichiarazioni di terzi trascritte nel verbale di sequestro dell’opificio sito in Padula. Soddisfazione è stata poi espressa dalla difesa della parte civile costituita nel procedimento penale in questione, rappresentata dagli avv. Ferdinando Taccone e Michele Di Iesu. E solo al termine dell’udienza il giudice, la dott.ssa Calabrese, ha disposto il rinvio al 14 dicembre 2010 alle ore 11:00 quando continuerà l’audizione di altri testi indicati dal pubblico ministero, dott. Rinaldi, tra i quali verrà ascoltato anche il consulente che effettuò i primi rilievi. I fatti risalgono al 2007 quando i militari delle Fiamme Gialle sequestrarono il capannone di materassi ubicato in Via Nazionale a Padula, di cui figurava legale rappresentate Antonella Surace, moglie di Maceri. Venne bloccata allora l’attività di allestimento del locale perchè come si legge nel verbale furono rintracciati cavi non saldamente ancorati, cassette scoperte, collegamenti trifase senza alcuna protezione, porte di sicurezza inappropriate allo scopo, strumenti di estinzione collocati solo al piano di laboratorio e non al deposito. I coniugi Maceri e Surace furono accusati di omissione di cautele in materia di sicurezza mentre il tecnico Luciano Morena venne accusato di falso in quanto avrebbe redatto su istigazione dei coniugi Maceri un documento in relazione all’impianto elettrico che non attesterebbe il vero. In sostanza sembrerebbe che non sia mai stato stilato alcun piano di sicurezza che non ha consentito in seguito ai Vigili del Fuoco di rilasciare un piano di prevenzione dagli incendi come previsto dalla normativa vigente. I tre quindi omettevano di installare un impianto elettrico adeguato. La difesa invece continua a sostenere che si tratta di un semplice disguido perchè nel locale in allestimento tutto ancora doveva essere messo in regola. La parola ora passa alla Magistratura che ancora una volta è chiamata a delineare i contorni di questa vicenda.

Antonella Citro
 



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