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Erminia Pinto (Sinistra Ecologia e Libertà Vallo di Diano – Zona Tanagro) sulla questione degli immigrati.


17-02-2010

Dopo l’episodio di domenica 14 febbraio, quando un gruppo di ragazzi di Sala Consilina ha aggredito tre cittadini rumeni, come portavoce del circolo di Sinistra Ecologia e Libertà Vallo di Diano - Tanagro esprimo forte preoccupazione in merito alle iniziative politiche di inclusione sociale e di difesa delle fasce di popolazione più deboli.
A partire dagli immigrati, riscontriamo una preoccupante disattenzione in merito ad episodi di violenza, maltrattamenti, povertà, che interessano tutti i soggetti più deboli delle nostre comunità: donne immigrate costrette alla prostituzione, ragazzi che ricorrono alla violenza per dispute futili, donne e ragazzi immigrati costretti a vivere in condizioni di estrema povertà, senza riscaldamento, né cibo, né cure mediche.
Ci si chiede dunque quali sono le attività realizzate dal Piano sociale di Zona per l’accoglienza e l’integrazione dei migranti, quali sono le iniziative a difesa delle donne immigrate, quali le azioni per le famiglie con bambini.
L’impressione che si ha è di una politica sociale attenta solo alla riduzione di risorse per interventi che diventano parziali ed insufficienti; di un’azione incapace di governare i fenomeni di sofferenza e disagio sociale che il nostro territorio esprime. Di una incapacità di leggere i bisogni dei più deboli e di attrezzare un sistema organico di servizi sociali in grado di superare l’immediata emergenza.
Sembra che una “overdose” di servizi finalizzati all’emergenza ne determini di nuove e future, perché l’azione presente non è in grado di porre un reale margine ai disagi e ne provoca di altri, più gravi e diffusi.
Ma il problema degli immigrati è solo la punta dell’iceberg: in realtà i problemi di miseria, di disagio e difficoltà riguardano anche la comunità del Vallo di Diano: giovani, anziani, disabili sono privi di una organica azione di intervento di prevenzione e cura.
Chi paga ancora una volta sono i più deboli: i giovani disorientati e senza futuro abbandonati nel deserto delle nostre piazze, i nostri anziani più bisognosi a caccia di un’ora di assistenza domiciliare, le donne vittime di un maschilismo e di una volgarità imperanti, i lavoratori più deboli costretti ad elemosinare un lavoro precario. Quali sono gli interventi per tutto quell’esercito di badanti che vive nella clandestinità del lavoro nero?
Un passo essenziale finora non è stato fatto: aprirsi all’incontro con diverse culture, coltivare la nostra curiosità alla conoscenza dell’altro, educare i nostri bambini alla cittadinanza e alla fiducia per il prossimo, educare noi stessi a vedere i disagi, le solitudini, le sofferenze. Dare ad ogni cittadino gli strumenti per avere cura del proprio territorio e della comunità, per essere di nuovo comunità aperte e accoglienti.

ERMINIA PINTO




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