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L’On. Donato Pica: “Il Piano Casa contribuirà a movimentare il settore dell’edilizia mentre deve restare alto il livello di mobilitazione sulla decisione di sopprimere 12 uffici postali”.


15-12-2009

D: Abbiamo sentito parlare in questi giorni dell’approvazione del cosiddetto Piano Casa. On. Pica, di cosa si tratta?

R: Debbo dire che dopo un iter lungo e tormentato, il Consiglio Regionale è riuscito ad approvare in via definitiva la cosiddetta legge sul “Piano Casa” che, certamente, non rappresenta la soluzione per la crisi oramai emergente che riguarda il mondo del lavoro. E’ noto, infatti, che in Regione Campania abbiamo tante criticità o molte aziende che chiudono e dichiarano la Cassa Integrazione quindi la questione lavoro ritorna in tutta la sua attualità e dovrebbe costituire punto di riferimento per gli interventi e per le politiche che si intenderanno mettere in campo. Tuttavia, per quello che concerne il Piano Casa, il provvedimento contribuisce a movimentare un settore ugualmente in crisi che è quello dell’edilizia e consentirà, in tempi ragionevolmente brevi tipi, interventi di ristrutturazione sugli immobili, di completamento e adeguamento non trascurando anche la possibilità che è data dall’art. 5 della legge medesima di intervenire sulle cosiddette aree dismesse recuperando opifici industriali non più in esercizio e consentendo di risolvere le stesse problematiche legate all’edilizia agevolata di carattere sociale. E’ insomma un atto che in qualche modo contribuisce ad alleviare queste criticità e riapre un circolo di carattere economico e di creazione di nuove occasioni di lavoro, favorendo così le professionalità del settore le imprese e gli stessi comuni saranno chiamati ad interagire per raggiungere queste finalità.

D: Quindi come può essere interpretato?
R: E’ un segnale che viene trasmesso all’esterno e un’occasione in più che viene colta nel modo giusto coinvolgendo nel ragionamento tutti gli addetti e tutti coloro i quali hanno a che fare con questo settore. Le associazioni di categoria, per esempio, che hanno seguito da vicino l’iter di approvazione della legge sicuramente possono svolgere funzione di sintesi e di coordinamento insieme ai comuni, ai professionisti e alle imprese. Sono convinto che avremo dei buoni risultati.
D: Come primo intervento quale potremmo indicare?
R: Gli interventi consentiti dalla legge sul Piano Casa adesso vanno confrontati con le realtà e le specificità dei territori e delle comunità che, noi intendiamo salvaguardare per quel che concerne la identità, per quel che riguarda le eccellenze ambientali e naturalistiche. E’ pertanto una legge che non intende stravolgere il tessuto urbanistico che per molti aspetti è consolidato e costituisce elemento forte per la promozione turistica dell’intero territorio. Dobbiamo cioè saper contemperare da un lato le esigenze legate alla modernità e quindi alla necessità di avere degli immobili che siano conformi alle esigenze dei singoli, dei gruppi, delle famiglie delle associazioni però, non dobbiamo accantonare una identità territoriale che ci appartiene e che può essere di certo considerato il traino per lo “sviluppo sostenibile”, per usare un termine appropriato, del nostro territorio.
D: Cambiamo argomento, come vede l’odierna decisione di sopprimere ben dodici uffici postali tra il Cilento e Vallo di Diano, nel frattempo, decisamente in agitazione?
R: Su questo argomento ho ascoltato i sindaci dei comuni interessati che esprimono una forte preoccupazione perché l’ufficio postale è un avamposto, un caposaldo dell’organizzazione territoriale, è riferimento per l’intera popolazione. Penso ad esempio agli anziani che magari in condizioni disagiate sarebbero costretti a recarsi altrove per espletare le pratiche che rientrano nella competenza dell’amministrazione postale. C’è una specificità indubbiamente delle aree più lontane dai grossi centri di cui dobbiamo assolutamente tener conto. Va bene questa mobilitazione, i sindaci si stanno attivando in tutte le sedi e in tutte le direzioni, ovviamente noi in questo campo, dobbiamo parlare e discutere sia con l’amministrazione centrale che a livello romano. Su questo ci stiamo muovendo per dare il nostro contributo. Personalmente e direttamente ho sollecitato una specifica interrogazione parlamentare che proprio in queste ore viene sottoposta all’attenzione delle autorità ministeriali preposte. Intanto, il livello di mobilitazione deve restare alto e sono convinto che in questo modo potremmo far sentire di più e meglio la nostra voce ed ottenere risposte soddisfacenti.
Antonella Citro



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