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Opificio di Via Nazionale a Padula: ancora nulla di fatto in udienza. Ad aprile il via definitivo


17-11-2009

Non si è svolta alcuna attività giudiziaria durante l’udienza che si è tenuta stamattina al tribunale di Sala Consilina, è stato disposto un semplice rinvio al prossimo 16 aprile alle ore 9:30. Il processo in questione vede ancora una volta sul banco degli imputati Biagio Maceri, il calabrese del piccolo centro di Tortora, finito sulle pagine di cronaca per l’assai più noto rogo di Montesano dove morirono le due operaie Annamaria Mercadante e Giovanna Curcio. Nel corso di una precedente udienza la difesa del Maceri, sostenuta dagli avv. Domenico Amodeo e Domenico Santacroce, aveva chiesto di estromettere un verbale di sequestro dal fascicolo del giudice. Questa richiesta trovò però la netta opposizione del pubblico ministero e della parte civile costituita, cioè la Cgil rappresentata dagli avv. Nando Taccone e Michele Di Iesu. L’allora giudice Lombardi accolse parzialmente la richiesta della difesa e dispose il rinvio all’udienza che si è svolta oggi per sentire i testi della pubblica accusa. Oggi, il giudice Calabrese che ha sostituito la dott.ssa Lombardi trasferita presso altro tribunale, ha soltanto fissato all’aprile prossimo il prossimo appuntamento in aula mentre gli avv. Taccone e Di Iesu hanno fatto esplicita richiesta di ascoltare in quella data anche il tenente Ruotolo e il maresciallo Solimando, ufficiali della Tenenza della Guardia di Finanza di Sala Consilina. I fatti relativi a questo procedimento penale risalgono al 2007 quando le Fiamme Gialle sequestrarono il capannone di materassi ubicato in Via Nazionale a Padula, di cui figurava legale rappresentate Antonella Surace, moglie di Maceri. Venne bloccata allora l’attività di allestimento del locale perchè come si legge nel verbale furono rintracciati cavi non saldamente ancorati, cassette scoperte, collegamenti trifase senza alcuna protezione, porte di sicurezza inappropriate allo scopo, strumenti di estinzione collocati solo al piano di laboratorio e non al deposito. I coniugi Maceri e Surace furono accusati di omissione di cautele in materia di sicurezza mentre il tecnico Luciano Morena venne accusato di falso in quanto avrebbe redatto su istigazione dei coniugi Maceri un documento in relazione all’impianto elettrico che non attesterebbe il vero. In sostanza sembrerebbe che non sia mai stato stilato alcun piano di sicurezza che non ha consentito in seguito ai Vigili del Fuoco di rilasciare un piano di prevenzione dagli incendi come previsto dalla normativa vigente. I tre quindi omettevano di installare un impianto elettrico adeguato. La difesa tutta afferma a gran voce che invece si tratta di un semplice disguido perchè nel locale in allestimento tutto ancora doveva essere messo in regola. Ad aprile dovrebbe prendere finalmente il via il processo che sta tenendo ancora una volta col fiato sospeso l’opinione pubblica nel Vallo di Diano.

 Antonella Citro
 



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