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Codacons interviene sul randagismo nel Vallo di Diano


14-10-2009

Il problema del randagismo nel Vallo di Diano è esploso dopo l’aggressione di branchi di cani contro animali allevati, pecore ed animali da cortile e dopo lo spavento, per fortuna senza conseguenze, di vari cittadini del luogo. Si scontano così, purtroppo, i ritardi della costruzione di un canile pubblico comprensoriale. Questi ritardi sono in massima parte dovuti alla “calma” con la quale l’Amministrazione Comunale di Sala Consilina ha individuato il suolo su cui costruire il canile. Intanto, l’emissione di un’ordinanza ministeriale da parte dell’On. Francesca Martini, Sottosegretario con delega per la Veterinaria, ha limitato la capienza massima dei canili a 200 cani. Si è posto così fine alla detenzione degli animali (accalappiati, perché randagi) nel canile privato di Cicerale (SA), oggetto di indagini giudiziarie e del Ministero della Salute. Quasi tutti i comuni del Vallo di Diano erano convenzionati, da anni, con questo canile privato, in cui sono stati detenuti fino a 2.000 cani.
Logica e buon senso vorrebbero che l’amministrazione pubblica, appaltante i lavori, avesse stabilito un premio da dare all’impresa esecutrice, per terminare i lavori prima del termine. Con la stessa logica si dovrebbe adesso approvare una variante, in corso d’opera, per eliminare la costruzione della casa del custode, non prevista, obbligatoriamente, da alcuna normativa. L’ordinanza citata sopra prevede, per i canili pubblici, ove non ci sia una gestione diretta, che questa venga affidata ad associazioni di volontari animalisti, e non a privati imprenditori, come avvenuto, ad esempio, per il canile pubblico di Torre Orsaia (SA). Lo stesso vale per le sale chirurgiche per la sterilizzazione degli animali. Basti pensare che l’ospedale veterinario pubblico di Napoli è stato costruito ed è gestito dall’ASL di Napoli, non dal Comune partenopeo. Nel canile occorre solo un ambulatorio per la cura dei cani ricoverati, visto che l’ordinanza ministeriale già menzionata prevede la presenza di un medico veterinario, libero professionista, quale direttore sanitario del canile. Con i soldi risparmiati dalla costruzione delle inutili strutture che si vedono ormai sorgere in aperta campagna, si potrebbe così portare la capienza da 120 a 200 cani, ossia il massimo consentito.
I comuni del Vallo, inoltre, dovranno convenzionarsi, per le sterilizzazioni, con l’ASL o con medici veterinari libero professionisti. Gli stessi comuni, infine, dovranno munire la Polizia Municipale, come già previsto da una precedente ordinanza ministeriale, di apparecchi portatili per “decodificare” i microchip, che devono essere applicati, per legge, dai veterinari dell’ASL a tutti i cani, compresi quelli accalappiati.
Ci auguriamo allora che, finalmente, si affronti e si risolva in modo serio il problema, senza aspettare che si verifichino aggressioni a persone con conseguenze gravi, le cui responsabilità ricadrebbero non certo sui cani.
Roberto De Luca
Responsabile della Sede
 




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