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Processo di Montesano: il Pubblico Ministero Carmine Olivieri chiede 12 anni di reclusione per Biagio Maceri


30-06-2009

Con l’udienza di ieri celebrata al tribunale di Sala Consilina si sta per concludere il filone giudiziario legato alla triste vicenda del rogo del materassificio di Montesano sulla Marcellana in cui il 5 luglio 2006 morirono, carbonizzate in un abbraccio mortale nei locali freddi e spogli adibiti a un bagno interno, Annamaria Mercadante 49 anni di Padula e Giovanna Curcio di 15 di Casalbuono due operaie che lavoravano nello scantinato chiamato “Bimaltex” di località Prato Comune per pochi centesimi al giorno. Una vicenda dai mille risvolti e dalle mille interpretazioni che ha diviso e tenuto col fiato sospeso l’intera comunità del Vallo di Diano, dove vi erano però molte certezze in tema di “lavoro nero”, quello malpagato e molte volte denunciato ma assai diffuso, dove figurano certezze ancora più serie: la morte di due donne che hanno accettato condizioni disagevoli e insicure pur di portare a casa pochi spiccioli al giorno. Una difficoltà nella difficoltà sfociata nel tragico epilogo. Una vicenda che in questi mesi ha visto avvicendarsi nell’aula penale del palazzo di giustizia salese, alla presenza dei parenti delle due vittime, tra mille sentimenti diversi periti e diversi testi che hanno riferito di essere stati da sempre a conoscenza del piccolo locale adibito a materassificio ma che nessuno aveva mai avuto la volontà di denunciare. Responsabilità e colpe più volte tornate alla ribalta della cronaca giudiziaria. Ieri, per il teste della difesa, l’ing. salernitano Giuseppe De Falco dopo tante polemiche e discussioni è stato accompagnato coattivamente dai carabinieri e come detto multato di 300 euro per non aver giustificato la sua assenza all’udienza scorsa e per essersi reso irreperibile, multa confermata nella stessa sede dal giudice dott.ssa Paola Lombardi, la ciabatta elettrica finalmente visionata con la lente di ingrandimento potrebbe essere considerata come una delle cause possibili da cui è scaturito il fatale corto circuito costato la vita delle due donne che in quel momento si trovavano intrappolate all’interno dei locali. Tuttavia l’ing. De Falco ha chiarito che si tratta di una ipotesi ma non di una certezza assoluta. “E’ stata la cronaca di una tragedia annunciata- ha esordito il Pubblico Ministero Carmine Olivieri nella sua lunghissima e argomentata requisitoria che con dovizia di particolari ha ripercorso tutti i fatti accaduti e le precise responsabilità dell’imputato calabrese in questione accusato di omicidio plurimo colposo e di omissione delle norme di cautela di sicurezza sui luoghi di lavoro- chiedo 12 anni di reclusione, il massimo della pena, senza la concessione delle attenuanti perché Biagio Maceri, unico titolare della “Bimaltex”, non merita le generiche in quanto la colpa di cui è accusato è molto grave. La vita umana è il primo valore dell’ordinamento poi vengono tutti gli altri”. Il Pubblico Ministero ha richiamato più volte l’importanza della legge 626 del 1994 in materia di sicurezza sul lavoro perchè in sostanza quella tragedia di già così estese dimensioni sviluppatasi così all’improvviso ma di sicuro già annunciata visto lo spazio così esiguo e le condizioni lavoro così precarie, poteva avere conseguenze ancora più gravi coinvolgendo magari altre vittime: “la salute è un bene pubblico nell’interesse della collettività che ha il diritto di essere tutelata”, ha riferito. “E’ stata una requisitoria coraggiosa, appassionata e di altissimo livello giuridico come poche”, ha commentato l’avv. Renivaldo Lagreca, difensore di parte civile. E ora si attendono le agguerrite arringhe delle parti civili e della difesa. Entro la fine di luglio verrà pronunciata la sentenza di primo grado.

 
Antonella Citro



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