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Opificio di Via Nazionale a Padula: nulla di fatto in udienza


23-06-2009

Si è conclusa con un nulla di fatto l’udienza che si è tenuta ieri al tribunale di Sala Consilina, è stato disposto un semplice rinvio al prossimo 17 novembre prossimo. Il processo in questione vede ancora una volta sul banco degli imputati Biagio Maceri, il calabrese, finito sulle pagine di cronaca per l’assai più noto rogo di Montesano dove morirono Annamaria Mercadante e Giovanna Curcio. Durante la scorsa udienza la difesa del Maceri, rappresentata dagli avv. Domenico Amodeo e Domenico Santacroce, aveva chiesto di estromettere un verbale di sequestro dal fascicolo del giudice. Questa richiesta trovò la netta opposizione del pubblico ministero e della parte civile costituita, cioè la Cgil rappresentata dagli avv. Nando Taccone e Michele Di Iesu. Il giudice Lombardi accolse parzialmente la richiesta della difesa e dispose il rinvio all’udienza di ieri per sentire i testi della pubblica accusa. I fatti di questo procedimento penale risalgono al 2007 quando i militari della Guardia di Finanza sequestrarono il capannone di materassi ubicato in Via Nazionale a Padula, di cui figurava legale rappresentate Antonella Surace, moglie di Maceri. Venne bloccata allora l’attività di allestimento del locale perchè come si legge nel verbale furono rintracciati cavi non saldamente ancorati, cassette scoperte, collegamenti trifase senza alcuna protezione, porte di sicurezza inappropriate allo scopo, strumenti di estinzione collocati solo al piano di laboratorio e non al deposito. Maceri e Surace furono accusati di omissione di cautele in materia di sicurezza mentre il tecnico Luciano Morena, difeso dagli avv. Antonio De Paola e Roberto De Lisa, venne accusato di falso in quanto avrebbe redatto su istigazione dei coniugi Maceri un documento in relazione all’impianto elettrico che non attesterebbe il vero. In sostanza sembrerebbe che non sia mai stato stilato alcun piano di sicurezza che non ha consentito in seguito ai Vigili del Fuoco di rilasciare un piano di prevenzione dagli incendi come previsto dalla legge. I tre quindi omettevano di installare un impianto adeguato. La difesa tutta afferma a gran voce che invece si tratta di un semplice disguido perchè nel locale in allestimento tutto ancora doveva essere messo in regola. A novembre le prime battute del processo.

 
Antonella Citro
 



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