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Arsenio Pecora candidato al Parlamento Europeo nella lista Liberal Democratici Riformisti LD con Melchiorre. Dice: “Voglio portare il Vallo di Diano in Europa”


28-05-2009

D:Arsenio Pecora candidato nella Lista Liberal Democratici Riformisti LD tyxcon Melchiorre, una candidatura importante al Parlamento Europeo. Perché ha deciso di candidarsi?

R: Nel momento in cui mi è stata offerta la possibilità di candidarmi alle prossime elezioni europee, non c’è stato imbarazzo o reticenza per una candidatura che andava molto al di là della politica che avevo fatto fino a oggi. Però mi sono ricordato di quello che la gente dice in giro “questo territorio non è rappresentato o comunque sporadicamente” e ho voluto dare un segnale forte. Questa è proprio l’occasione adatta per rappresentare il territorio, dopo più di 40 anni di politica decorsi dall’ultimo uomo Domenico Pica, quest’area non ha mai più oltrepassato i confini locali e nazionali.
D: Perché scende in campo con questo simbolo?
R: Ho fatto questa scelta innanzitutto perchè non mi porta lontano da quello che è stato il mio credo politico, la mia formazione rimane una formazione democratica e funzionale al centro sinistra. I Liberal Democratici hanno una casa comune al Parlamento Europeo di Strasburgo, cosa che altri partiti più grandi non hanno o sono in cerca di collocazione. Altra motivazione è legata al territorio, il mio slogan è “Porta il tuo territorio in Europa”, solo con la presenza viva della candidatura è possibile far emergere il nostro territorio che diverse volte è rimasto ai margini della politica europea.
D: Ricordiamo che lei è l’unico candidato del Vallo di Diano che concorre per una poltrona al parlamento europeo. Una responsabilità importante.
R: Certamente, questo è anche il modo e l’occasione per compattare quanto più possibile il voto, sono l’unico rappresentante del Vallo di Diano, espressione di quella politica tesa a puntare su un unico elemento. Se la scelta infatti rimane legata a un solo uomo sul territorio è possibile sconfiggere il centralismo politico.
D: Quali sono i punti chiave del suo programma?
R: La mia preoccupazione è incentrata sui fondi strutturali europei che potrebbero ritornare ad avere quel ruolo di supporto ai fondi statali e non prendere il loro posto. Nel senso che gli interventi dello Stato si devono sommare ai fondi europei e viceversa e non fare in modo che quelli europei prendano il posto di quelli statali con gravi conseguenze sulla economia locale.
D: Lei fa riferimento a un impiego diverso dei fondi europei e statali?
R: Lo stato prende i fondi europei e li indirizza nelle regioni e zone dove c’è maggiore bisogno di interventi consistenti, invece originariamente dovevano sommarsi per garantire il progresso proprio di quelle aree dove si andava a investire. Tutto ciò, tenendo conto che da qui al 2013 la Campania passerà ad essere considerata obiettivo due con una consistente riduzione di questi trasferimenti.
D: L’attenzione dunque si allarga dal territorio locale all’Europa.
R: Certo, bisogna impiegare bene le risorse da qui al 2013 per intercettare al meglio questi fondi europei e al tempo stesso occorre creare infrastrutture tali che restino in piedi anche dopo questa riduzione di fondi. Si potrebbe infatti correre il rischio che succeda ciò che è successo nelle politiche agricole comunitarie, quando venuti meno i fondi è venuta meno quell’agricoltura di qualità. Nelle nostre zone, ad esempio la produzione barbabietola da zucchero è andata bene fin quando c’erano fondi da impiegare poi le cose sono drasticamente cambiate.
D: Dunque dobbiamo contare non poco sui fondi strutturali europei.
R: Sicuramente, dobbiamo essere sicuri che vengano dirottati nelle nostre zone anche facilitando la scelta dei sistemi. Molte volte non si riesce a intercettare i suddetti fondi, cosa che non avviene negli altri Paesi, dove il meccanismo è molto più facile e si riesce a intercettare il 100% delle risorse.
D: Qual è il settore dove bisogna incidere oggi più che altrove?
R: Si può incidere con decisione sull’economia e si può intervenire con successo per creare una Europa Unita. Poi il progressivo aumento dei fondi europei e il miglioramento delle progressive condizioni economiche di vita si stanno alzando non bloccando i flussi migratori. Tutto ciò grazie all’euro, la moneta unica che ha unito veramente l’Europa. E il Vallo di Diano potrebbe rientrare in questa visione molto più ampia e produttiva.                 
 
Antonella Citro



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