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Il giornalista Franco di Mare al Premio Lamberti Sorrentino


20-05-2009

Il giornalista Franco di Mare al Premio Lamberti Sorrentino


Sala Consilina, domenica 17 maggio 2009. E’ stato conferito al cronista di guerra Franco di Mare il prestigioso Premio Giornalistico Lamberti Sorrentino – Giornalisti e Cronisti di Guerra. L’evento ha avuto luogo presso l’aula Magna delle Scuole Elementari di Sala Consilina in via Matteotti.
Il Premio giornalistico Lamberti Sorrentino premia i cronisti che con il loro impegno e duro lavoro riportano notizie di eventi cruenti avvenuti in ogni angolo del mondo. La prima edizione di tale premio si è avuta nel 1995, evento che non possiede una cadenza annuale. Siamo giunti alla quinta edizione, questa di quest’anno è un’edizione straordinaria dedicata al giornalista napoletano di RAI UNO Franco di Mare.
L’incontro è stato moderato dal giornalista Rocco Colombo. Sono intervenuti l’assessore alla Provincia di Salerno l’Avvocato Angelo Paladino, il giornalista Franco di Mare e la scrittrice Maria Gabriella Macini. Numerosi sono giunti a Sala Consilina per questa manifestazione, ove è stato presentato il libro di Franco di Mare, Il cecchino e la bambina Emozioni e Ricordi di un inviato di guerra.
Tale evento anno scorso ha avuto luogo nei giorni 3 e 4 luglio, in cui venne premiato il cronista di guerra Toni Capuozzo. Erano presenti nella scorsa edizione del premio i giornalisti RAI Tiziana Ferrario e Attilio Romita, i quali hanno presentato i due giorni della manifestazioni. Hanno preso parte all’evento il giornalista e Presidente di “Reporters sens Frontières” Mimmo Candido, il giornalista di “Panorama” Giovanni Porzio, il giornalista di “Sole 24 ore” Ugo Trambali e molti altri giornalisti. Nell’Edizione dell’anno scorso del Premio Giornalistico era presente anche il paroliere Giulio Rapetti Mogol.
Questo premio giornalistico dedicato ai cronisti di guerra è stato istituito nel 1995, con tale manifestazione si desidera ricordare un cronista di punta di Sala Consilina che ha esercitato la sua professione all’inizio del 1900, Lamberti Sorrentino.
Oggi lei riceverà il Premio Lamberti Sorrentino, premio dedicato ai giornalisti di guerra. Lei nel 1995 ha ricevuto anche il Premio Ilaria Alpi. Cosa rappresenta per lei il Premio Lamberti Sorrentino?
E’ un premio importante perché è dedicato ad un grande inviato di guerra, è un inviato della mia terra, è un inviato della Campagna. Noi meridionale dobbiamo impegnarci molto per emergere e far apprezzare il nostro lavoro, se uno del nord ci mette 10 anni, noi del sud dobbiamo metterci 20 anni. Quindi un uomo del sud che prende un premio dedicato alla memoria di un uomo del sud, è un uomo che deve essere particolarmente orgoglioso ed io sono in modo particolare. Per me oggi è davvero una bella giornata.
Lei ha fatto l’inviato in alcune zone calde del pianeta, riportando delle notizie molto particolari e cruente. Come è vivere e far cronaca in luoghi come l’Afghanistan ed Iraq e cosa le lascia dentro queste esperienze?
Chi fa il cronista di guerra non ritorna mai la persona che era. L’inviato di guerra è una persona che fa un lavoro impegnativo e che in qualche modo tocca delle realtà e sono cose che rimangono dentro. Posso dire che da quando faccio l’inviato non sono mai più tornato la persona che ero prima. l’inviato di guerra testimonia della sofferenza e come testimonio della sofferenza si testimonia quello che si vede. Quindi come testimoni quello che vedi la sofferenza non è possibile che questa sofferenza non ti rimanga dentro.
Come si fa ad affrontare e a superare questa sofferenza?
Con partecipazione, con cristiana pietà se sei cristiano, con umanità consapevole se sei ateo, con partecipazione attiva nella vita degli altri.
Quale è stato il momento più difficile da affrontare in queste varie situazioni che ha dovuto assistere?
Il momento più difficile è quello di far capire alla gente che la guerra non è così lontana come ci può sembrare. La guerra è un qualcosa che può capitare sempre e dovunque ed in ogni circostanza.
lei ha fatto l’inviato anche in Africa ed in Centro America. Quale di questi luoghi le è piaciuto di più e dove ha incontrato più difficoltà ?
Non c’è un luogo dove io sono stato peggio degli altri e non c’è un luogo dove sono stato meglio degli altri. In luoghi di guerra può cambiare il clima, il cibo, il colore della pelle…
Non cambia il modo di combattere e il tipo di violenza e di crudeltà? Alcuni popoli non possono essere più spietati di altri?
No, assolutamente. Ed è questo la cosa terribile. La crudeltà è la stessa in Africa, in Centro America, in Albania, in Medio Oriente o in Stremo Oriente.
Oggi lei presenta anche il suo libro, “Il cecchino e la bambina”, come si può accostare un cecchino ad una bambina ? Come è arrivato ad un tale accostamento?
Mi è sembrava un accostamento impossibile, un qualcosa di immaginabile. Poi a Sarajevo i cecchini uccidevano i bambini e lo facevano a posta ed è questo che sottolinea la crudeltà dell’uomo in tutte le guerre.
Come si è trovato a far il cronista di guerra? E’ stato un caso o per scelta?
E’ stato per caso e poi è diventata una passione. Per caso mi mandarono e non disse di no e poi divenne una passione.
 

Di Patricia Luongo
 




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