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Sarą presentato sabato 7 marzo a Sant'Arsenio il nuovo libro del giornalista-scrittore Geppino D'Amico,vice-presidente del centro studi e ricerche del Vallo di Diano


02-03-2009

 

 Sant’Arsenio.Sarà presentato sabato 7 marzo prossimo (ore 17,00) nell’Auditorium dell’Istituto Tecnico Commerciale di Sant’Arsenio il nuovo libro del giornalista-scrittore  Geppino D’Amico di Polla, “Storie di donne senza storia” pubblicato dalla casa editrice Laveglia&Carlone  di Salerno per l’Associazione Culturale “Luigi Pica” di Sant’Arsenio,presieduta dal Dott. Aldo Rescinito. Il programma prevede gli indirizzi di saluto di Maria Consiglia Viglione (Vice Presidente dell’Associazione Culturale “L. Pica”), di Alfonsina Medici (Centro Studi e Ricerche Vallo di Diano “Pietro Laveglia”) e di Gaetano Arenare (Assessore Provinciale alla Cultura). Illustreranno il volume la giornalista di Sky TG24 News, Tonia Cartolano, e la professoressa Maria Rosaria Pelizzari dell’Università degli Studi di Salerno. Completano il programma una mostra di foto d’epoca dedicata alle donne e un recital di musica popolare con Piera Lombardi.

Il libro è il frutto di un’attenta lunga ricerca storica ma anche di una raccolta di espressioni dialettali, “autentiche pillole di saggezza della civiltà contadina”. In particolare, si è soffermato sulle difficoltà che le donne del Cilento e del Vallo di Diano hanno dovuto superare nel corso dei secoli per uscire dalla sottomissione perché “sono state sempre soggette a qualcuno: prima al padre e poi al marito”. Particolare attenzione è stata riservata all’età giovanile delle ragazze sulla cui illibatezza vegliava l’intera famiglia perché “chi se la vole piglià ‘na femnmena quanno già n’ato se l’è ‘ngegnata”. In un rapido excursus l’autore ha poi ricordato i “patti matrimoniali” che fino al secolo scorso venivano stipulati davanti ad un notaio per stabilire la dote della donna. Molto spazio è stato riservato alla stregoneria (un solo caso ufficiale: quello di Angelella di Laurino processata agli inizi del ‘600 prima a Sala e poi a Diano), alla religiosità (il pellegrinaggio al Montesacro di Novi Velia dove toccava ad una ragazza estratta a sorte portare in testa la centa, retaggio dei tempi greco-romani, perché la centa era il marchio della verginità della ragazza e donava benefici a tutta la compagnia).

Nella terza parte del libro vengono ripercorse le tappe che hanno portato all’emancipazione tra cui la conquista dell’elettorato attivo e passivo, la parità uomo-donna nel lavoro, il divieto di ogni discriminazione sul sesso, la patria potestà estesa ad entrambi i genitori, e, per ultima, la possibilità per i figli legittimi di assumere il cognome della madre se entrambi i genitori sono d’accordo. Conquiste importanti che hanno cambiato la società. Al termine della conferenza si aperto un interessante dibattito che ha registrato l’intervento delle numerose donne presenti.

Al di fuori delle più rigide coordinate della storiografia sull’emancipazionismo femminile, -si legge nella prefazione di Donatella Cherubini, docente di storia del Giornalismo presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Siena- il volume testimonia piuttosto la ricchezza di una identità comunitaria, del rapporto di genere al suo interno e della sua trasmissione orale e scritta, quale si è stratificata nel tempo. Con la storia di donne senza storia Geppino D’Amico ha saputo scavare tra memoria e documenti trasmettendoci un insieme di testimonianze storiche, antropologiche e linguistiche alquanto variegato e vivace, altrimenti destinato a scomparire”.

PIETRO CUSATI

pietrocusati@tiscali.it




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