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Al cittadin non far sapere come si fanno affari con le bucce delle pere...Di Roberto De Luca


09-02-2009

 

RIFIUTI SOLIDI URBANI E CAMORRA

 

Quando il cittadino è costretto ad arrendersi alla corruzione dilagante e a versare il suo contributo per il buon andamento del proficuo business dei rifiuti

 

Ricordo un episodio che mi ha lasciato molto amareggiato, avvenuto circa quattro anni fa. Negli studi televisivi di 105 TV, emittente il cui ruolo apprezzo perché cerca di fare informazione per il cittadino, si discuteva di immondizia, rincari, e problematiche connesse. Ancora non era scoppiata la crisi dei rifiuti a Napoli e si parlava forse solo per sentito dire degli interessi della camorra in questo grosso business. Alla stessa trasmissione era invitato anche l’Assessore all’Ambiente della Provincia di Salerno. Ricordo di aver portato con me il saggio “Ecomafia, i predoni dell’ambiente” di Cianciullo e Fontana per trarre da quel libro alcuni brani che potessero meglio mettere in evidenza come si concretizza, anche attraverso la connivenza delle istituzioni, l’intreccio camorra-rifiuti-affari. L’Assessore all’Ambiente si prese la briga di smentire, dall’alto della sua carica istituzionale e con toni abbastanza sprezzanti, la mia tesi sull’esistenza di questo intreccio a livello regionale. Sarebbe interessante rivedere quel filmato oggi e, se possibile, un fuori-onda in cui l’Assessore esortava il conduttore a ripetere questo tipo di esperienza, utile al cittadino, programmando trasmissioni simili da mandare in onda con “altri personaggi”. Da quel giorno non fui più invitato a parlare di rifiuti su 105 TV.

 

 E vediamo però come la mia tesi, già confermata nel corso della crisi napoletana da varie fonti giornalistiche, viene anche tristemente suffragata da una recente inchiesta sui rifiuti portata avanti dall’Antimafia di Napoli. Leggiamo quindi alcune notizie recenti.

 

In una nota dell’Adnkronos del 4 febbraio 2009 c’è scritto:

Caserta - Dodici presunti appartenenti al clan dei Casalesi, gruppo che fa capo a Francesco Bidognetti, sono stati arrestati all'alba di oggi dai Carabinieri di Comando provinciale di Caserta. Gli indagati sono accusati di avere truccato con metodi violenti gare d'appalto per la costituzione di un consorzio specializzato nella raccolta dei rifiuti in alcune aree del casertano.

 

Sul sito di Repubblica, nello stesso giorno, si leggono questi titoli:

- Truccavano le gare per lo smaltimento dei rifiuti. Fermato anche il fratello di Michele Orsi ucciso a Casal di Principe.

- La Dda: "Dopo l'omicidio, Sergio Orsi riprese a fare affari con la camorra. Riavvicinamento agghiacciante".

 

E perché vi riporto questa notizia, che c’entra col nostro territorio che molti dicono essere avulso dagli affari della camorra? Ebbene, sembrerebbe che qualcuno si sia risvegliato quando ha visto la sua bolletta un aumento del 60% della TARSU (tassa sui rifiuti solidi urbani) a Sala Consilina. Sembra che tale aumento sia dovuto all’incremento dei costi di trasporto della frazione umida e dello smaltimento in genere. Qualcuno si sveglia adesso. Noi ci eravamo svegliati da tempo. Vediamo, infatti, cosa scrivevamo nel giugno del 2008 in scritti molto più articolati (e perciò noiosi, forse, tanto che qualcuno non ha voluto leggere):

 

7 giugno 2008 , tratto da “NELLA PALUDE DELL'IMMONDIZIA MORALE (dormiveglia nella lunga notte dei valori in un mondo alla rovescia dove l’immondizia fa giri turistici e gli impianti di compostaggio “perfetti” non vengono messi in funzione mentre la verità viene fatta a pezzi)”.

 

Da ultimo abbiamo ascoltato le parole di Walter Ganapini, assessore tecnico all'ambiente della Regione Campania, membro onorario dell’Agenzia Europea per l'Ambiente, su Internet all’indirizzo seguente http://it.youtube.com/watch?v=syJzVR9uzzU.

 

Ganapini ci dice, in questo breve passaggio, che alcuni impianti di compostaggio non vengono utilizzati, anche se, secondo il suo parere, potrebbero tranquillamente funzionare. L’assessore regionale parla di “disastro del pubblico erario”. E' la parola di un esperto, non la nostra. Tra questi impianti viene menzionato quello di Polla, definito “perfetto” e di cui abbiamo parlato pochi giorni fa. Ma allora, se l'impianto di Polla potrebbe essere utilizzato (e non dubitiamo delle parole di Ganapini) perché continuare a mandare l'immondizia in Sicilia? A volte noi non capiamo. Non capiamo perché in Sicilia, oltre lo Stretto di Messina. Non capiamo il viaggio in mare, tra Scidda e Cariddi, dei container di immondizia. Ma quanto diamine costa? Non capiamo tutti questi quattrini che ci fanno sborsare. Non capiamo alcuni personaggi che, nonostante tutto, ancora capeggiano queste grandi, epiche imprese. Siamo limitati, a volte. Aiutateci a comprendere. Almeno per una sola volta.

 

20 Giungo 2008 , tratto da “Vi racconto l’assurdo, se vorrete ascoltarmi)

 

Ci sono personaggi che si sono venduti l’anima e l’acquedotto a Vallo della Lucania, dove regna la vera politica, che ha decretato la morte sociale di questo pezzo di Regione, condannandola all’isolamento con la disattivazione del servizio ferroviario, con lo scippo della sanità, con l’accentramento delle decisioni sul Parco Nazionale del Cilento (qualcuno addirittura omette di aggiungere il resto). Amici, parenti, e amici degli amici. Questa la logica. E poi dello sviluppo locale chi se ne frega? Basta che un vassallo fidato occupi la poltrona di primo cittadino, che dia garanzie, che non arrechi disturbo al manovratore regionale. Qui è rimasto solo da fare affari con l’immondizia; e anche questo business dobbiamo pagarlo a caro prezzo noi, solo noi.

 

Vi sembra assurdo tutto ciò? E che cosa volete che sia in una Regione dove la frazione umida, per la spiccata capacità dei nostri amministratori, se ne va in vacanza sulle coste della Sicilia? E, alla fine, a pagare saremo sempre noi, se non prenderemo coscienza di questi fatti e non sapremo reagire all’assurdo che ci circonda, proprio quando ci dicono di tacere anche sui mezzi di comunicazione di massa.

 

La sede CODACONS di Sala Consilina ha inviato informativa alla Procura della Repubblica su questi fatti. Aveva già preso una simile iniziativa all’indomani dell’entrata in vigore dell’euro, quando vi fu un aumento generalizzato anche dell’80%, per far capire al cittadino, forse, che gli stipendi rimanevano in euro, ma che i costi dei beni e dei servizi venivano calcolati assumendo l’identificazione dell’euro con la vecchia mille lire. Quella nostra iniziativa fu prontamente archiviata. Siamo stati identificati e sentiti su queste ultime vicende nella Caserma dei Carabinieri di Sala Consilina, in seguito al nostro esposto. Non si hanno notizie di sviluppi della questione e possiamo tranquillamente assumere che le nostre segnalazioni non siano servite a fare chiarezza su queste faccende, che, come abbiamo visto, hanno dei risvolti anche locali.

 

Intanto le bollette con due annessi bollettini di pagamento stanno arrivando a casa dei cittadini con l’aumento del 60% in un plico senza timbro postale in data successiva alla scadenza della prima rata. La seconda rata scade a distanza di soli tre mesi (31 marzo 2009) dalla scadenza della prima rata (31 gennaio 2009). Stiamo chiedendo accesso al regolamento comunale sulla TARSU per vederci chiaro in tutto ciò: in genere, quando si opera una rateizzazione (e sarebbe opportuno farlo in quattro rate) si fa in modo che tra una rata e l’altra intercorra un tempo che si calcola dividendo il numero di mesi in un anno (che sono dodici) per il numero di rate. Questa divisione, nel caso dei cittadini di Sala Consilina, dà come risultato sei. Non sarebbe utile far capire queste operazioni elementari a chi ha necessità di alimentare, volente o nolente, il business dei rifiuti? E però, ci sembrerebbe di capire che i soldi bisogna sganciarli subito subito.

 

Da ultimo apprendiamo con soddisfazione che i sindaci di Padula e Sala Consilina hanno denunciato alla Procura della Repubblica ulteriori aumenti  del costo dello smaltimento dei rifiuti. Qualcuno dice che questo tardivo ravvedimento, a difesa degli interessi dei loro concittadini, sia stato catalizzato dal mancato accordo sul nome del presidente della Comunità Montana e dalle conseguenti violenti liti tra i navigati attori politici del territorio. Una sorta di faida politica, insomma. Se fosse vero questa malignità, tuttavia, il comprensorio avrebbe poche speranze di rinascita. Per queste ragioni noi vogliamo credere poco a queste dicerie. Sì, non vogliamo che i cittadini siano costretti a pagare oltre, sotto molti punti di vista, la loro poco lungimiranza nell’aver consegnato questo pezzo di pianeta nelle mani sbagliate, perché lo hanno fatto in tempi non sospetti, ovvero da svariati lustri. Su ciò mi pongo tuttavia una domanda: non si sono mai accorti della qualità delle persone a cui esprimevano il loro consenso nel chiuso delle cabine elettorali? A questa domanda do anche una possibile risposta: forse nessuno li ha mai aiutati ad aprire gli occhi su quello che stava accadendo nel nostro territorio. Qualcuno ha addirittura fatto di tutto per far apparire presentabile l’impresentabile, cosicché si è materializzato sotto i nostri occhi una sorta di mondo alla rovescia, dove anche i somari diventano professori e, magari, anche qualcosa di più, e dove l’estorsore o l’usuraio diventa una persona rispettabile. Baciamo le mani…!

 

Roberto De Luca

8 febbraio 2009




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