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Sequestrato l’opificio di Via Nazionale a Padula. Prenderà il via a giugno il processo che vede sul banco degli imputati Biagio Maceri, Antonella Surace e Luciano Morena


14-01-2009

Prenderà ufficialmente il via il 22 giugno prossimo il processo che vede ancora una volta sul banco degli imputati Biagio Maceri, il calabrese, finito sulle pagine di cronaca per l’assai più noto rogo di Montesano dove morirono Annamaria Mercadante e Giovanna Curcio.

Durante l’udienza tenutasi lo scorso 12 gennaio al tribunale di Sala Consilina la difesa del Maceri, costituita dagli avv. Domenico Amodeo e Domenico Santacroce, ha chiesto di estromettere un verbale di sequestro dal fascicolo del giudice.

Questa richiesta ha trovato la netta opposizione del pubblico ministero e della parte civile costituita, cioè la Cgil rappresentata dagli avv. Nando Taccone e Michele Di Iesu.

Il giudice Lombardi accoglieva parzialmente la richiesta della difesa e disponeva il rinvio all’udienza del 22 giugno per sentire i testi della pubblica accusa. I fatti in questione risalgono al 2007 quando i militari della Guardia di Finanza sequestrarono il capannone di materassi ubicato in Via Nazionale a Padula, di cui figurava legale rappresentate Antonella Surace, moglie di Maceri.

Venne bloccata allora l’attività di allestimento del locale perchè come si legge nel verbale furono rintracciati cavi non saldamente ancorati, cassette scoperte, collegamenti trifase senza alcuna protezione, porte di sicurezza inappropriate allo scopo, strumenti di estinzione collocati solo al piano di laboratorio e non al deposito. Maceri e Surace furono accusati di omissione di cautele in materia di sicurezza mentre il tecnico Luciano Morena, difeso oggi dagli avv. Antonio De Paola e Roberto De Lisa, venne accusato di falso in quanto avrebbe redatto su istigazione dei coniugi Maceri un documento in relazione all’impianto elettrico che non attesterebbe il vero. In sostanza sembrerebbe che non sia mai stato stilato alcun piano di sicurezza che non ha consentito ai Vigili del Fuoco di rilasciare un piano di prevenzione dagli incendi come previsto dalla legge. I tre quindi omettevano di installare un impianto adeguato. La difesa tutta parla invece di disguido perchè nel locale in allestimento tutto ancora doveva essere messo in regola. A giugno le battute iniziali del processo.

                                                                                        Antonella Citro




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