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LE OCCASIONI PERDUTE... e quelle da non perdere


12-07-2008

Non c’è da stupirsi se, attraversando i desolati binari della ferrovia Sicignano-Lagonegro, due rette parallele non più attraversate da alcuna trasversale da oltre vent’anni, pensiamo alle tante occasioni perdute del nostro territorio. E questi pensieri si fanno tanto più pressanti quanto più il prezzo del greggio sale e con esso il costo della mobilità con mezzi propri, visto che nel Vallo di Diano non si è mai voluto seriamente affrontare il tema della rete di trasporti pubblici per non turbare quelle clientele che, proprio grazie all’assenza di una rete ferroviaria, hanno prosperato in questo ventennio di reggenza di una classe dirigente non proprio illuminata. Sembrano parole che assumono un peso specifico molto elevato? Andiamo allora in giro a chiedere alle persone comuni del perché non si riattiva più la linea ferroviaria Sicignano-Lagonegro e sentiremo:“Troppi sono gli interessi che orbitano attorno a questa questione”. Interessi privati, di certo, non collettivi. E giacché le nostre amministrazioni, locali e non, sono diventate veri e propri centri di elargizione di finanziamenti e favori, finendo col somigliare sempre di più a comitati d’affari, piuttosto che a poli di indirizzo politico, la sfida che la nostra associazione ha lanciato sul tema della ferrovia non solo non è stata raccolta, ma a volte è stata anche, occultamente, osteggiata, così come è avvenuto con le tante altre battaglie di civiltà che abbiamo proposto.

 

Come non capire, per esempio, da quale imbarazzo politico è coperta la questione ambientale, a cominciare dagli scempi nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano (qualcuno adesso omette anche di pronunciarne il nome per intero per ossequio al dominus di Vallo della Lucania), per finire con le piccole micro-discariche (e a volte anche abbastanza cospicue da diventare vere e proprie montagne con vista sul Tanagro) presenti dappertutto sulle sponde dei fiumi? Ho visto genuflettersi persone davanti a questi potenti personaggi della politica; ho visto i loro menti toccare il suolo; ho visto, poi, le nostre genti soffrire degli espropri socio-politici causati da questi reverenti atteggiamenti; e così sanità, servizi, trasporti e infrastrutture sono stati degli argomenti che si andavano via via allontanando dal nostro Vallo di Diano per approdare altrove. E molti adesso si chiedono se forse le calde poltroncine di alcuni signorotti locali non abbiano il vago sapore di un mercimonio politico consumato a nostro danno: un piccolo orticello locale in cambio di una grande influenza politica da parte dell’unico vero deus ex machina delle nostre due terre malamente congiunte nel Parco Nazionale. E così anche le ultime occasioni, quelle che vennero prospettate da personaggi non più in vita, sono andate perdute. Quando questi giganti della politica (li definiamo così, per una sorta di relativismo non globale) hanno percorso le strade delle nostre umide terre, allora il futuro era a portata di mano: lo vedevamo, perché ci veniva indicato con un’amabile, ma sfrontata, sicurezza. Errori furono commessi, come quello di creare vortici di affari attorno a quelle brillanti idee, ma mai fu lasciato languire un intero comprensorio nel più arido deserto culturale. Uomini di fede laica, adesso non più presenti, hanno tracciato un cammino che nessuno ha voluto o saputo seguire. Come conseguenza, oggi un romanzo dal titolo di Sahara Consilina può essere acquistato in libreria.

 

E se adesso siamo qui a leccarci molte ferite, è perchè non abbiamo saputo leggere i segnali che alcuni ci stavano lanciando; eppure, anche se con grave ritardo, dovremo trovare la forza per risollevarci, perché non possiamo permettere che queste terre vengano abbandonate da un numero sempre crescente di giovani, che corrono inorriditi dalla povertà materiale e culturale, dall’usura, dalla noia, dal nulla. Sono appunto queste le occasioni da non perdere, quelle legate alle nostre future generazioni, che stanno adesso formandosi per abitare un mondo molto più complesso di quello in cui vissero i nostri giganti locali; esse non possono essere esposte continuamente al rischio delle droghe, dannoso rimedio per sfuggire al vuoto presente e all’assenza di prospettive future. Pur con qualche errore da mettere in cantiere, qualcuno dovrà pensare che, prima di tutto, bisognerà scrollarsi di dosso quest’apatia culturale e ritrovare il coraggio di rilanciare idee nuove e antiche, di percorrere itinerari collettivi già tracciati o ancora da esplorare, vincendo l’inerzia dei gattopardi locali, che nulla più hanno da dire e che tante macerie stanno lasciando dietro di loro. A questi esponenti di una cultura retrograda, fatta di avidità e rancori, resteranno i comodi posticini negli enti, procurati a se stessi o ad amici e parenti; di certo non resteranno le loro comode accuse, nei confronti dei personaggi scomodi, di intervenire nella vita sociale per mero desiderio di fare politica. Essi, infatti, la politica non l’hanno fatta, nemmeno quando hanno visto, nei loro stessi paesi, il tracollo dei consensi. Hanno lasciato che la politica venisse fatta dai tubi catodici disseminati nelle nostre case, piuttosto che ascoltare (e men che meno leggere) le parole di chi andava lanciando gridi di allarme per gli appuntamenti che questa terra non poteva permettersi di perdere.

 

Concludo questo scritto nella convinzione che è veramente bassa la probabilità che intorno a queste denunce possa aprirsi un qualche dibattito, visto che forse neanche di ciò si è più capaci. Tuttavia è vivido il ricordo del motto latino gutta cavat lapidem, che spero non venga smentito proprio in questi difficili anni a venire; esso ancora mi permette di non rinunciare a coltivare qualche timida speranza nella rinascita del nostro territorio.

 

Da casa, il 12 Luglio 2008

 
Roberto De Luca
Responsabile sede CODACONS
di Sala Consilina (SA)



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