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Intervista al primo Casco Bianco Caritas del Vallo in Guatemala


05-11-2004

Per la prima volta nella storia della Caritas Teggiano-Policastro un giovane di Padula, Settimio Rienzo (25 anni) è partito come volontario in Guatemala, nell'ambito del progetto "Caschi Bianchi".

Questo è un progetto di Caritas Italiana che permette ai volontari in servizio civile e/o agli obiettori di coscienza di svolgere un'esperienza di cooperazione internazionale all'estero. La durata del servizio è di 10 mesi interrotti da un rientro in Italia di circa un mese durante il quale il volontario è impegnato nella sensibilizzazione della propria esperienza sul territorio, ed in particolare nella diocesi di appartenenza.

Settimio Rienzo è il secondo volontario della Campania ed il primo del Vallo di Diano a partecipare a questa importante iniziativa.

Lo staff di ValloWeb.com ha avuto l'occasione di incontrarlo nei giorni del rientro in Italia e ci ha concesso una breve intervista testimoniata da alcune foto scattate nei luoghi visitati in Guatemala.

Ecco l'intervista a Settimio:

Come hai vissuto questi primi 3 mesi in Guatemala? Sono stati 3 mesi molto intensi, dove in particolare ho cercato di inserirmi nella cultura Guatemalteca. Vivo in un villaggio di circa 50 famiglie nel dipartimento dell'Alta Verapaz, municipio di Tucuru', zona prevalentemente dedita alla coltivazione del caffè d'altura. I contadini vivono in estrema povertà, dopo aver sofferto decenni di massacri e discriminazioni.

La vita si svolge dalle 5.30 del mattino alle 20.00, e la concezione del tempo è completamente diversa; è tutto molto più lento, ogni azione, a volte puo' richiedere anche giornate intere. I vari luoghi sono isolati tra loro, le strade non sono asfaltate e non esistono mezzi pubblici.

Ci puoi descrivere la comunità e l'ambiente che hai trovato? La popolazione è di origine Maya e parla un proprio dialetto. Solo alcuni hanno la fortuna di poter imparare a scuola lo spagnolo, lingua ufficiale del Paese. Quindi la comunicazione è abbastanza difficile, soprattutto con le donne, le quali vivono una condizione di forte inferiorità.

Dopo un primo periodo di diffidenza, la comunità mi è sembrata reagire bene alla nostra presenza; vengo invitato alle riunioni, partecipo alle feste ed in una occasione sono anche stato giudice in una manifestazione organizzata dai maestri della scuola.

Quanti volontari partecipano al progetto Guatemala? Siamo in 4; di cui 2 nuovi (io ed Andrea, della Caritas Modena) e 2 che stanno già svolgendo il secondo anno (infatti c'è la possibilità di prolungare per un anno). Viviamo tutti in comunità diverse, vista l'importanza di inserirsi appieno tra gli indigeni. E' ovvio che periodicamente ci incontriamo, un po' per scambiare idee e confrontarci sul lavoro, un po' per staccare la spina.

La tua attività è ristretta all'ambito del villaggio oppure ti sposti? In questo primo periodo ho fatto molti spostamenti, soprattutto per conoscere la realtà abbastanza complessa del paese e tutti gli attori con cui Caritas si rapporta. In particolare sono stato spesso nella capitale "Ciudad de Guatemala" dove ho conosciuto molte organizzazioni che difendono i diritti delle popolazioni indigene.

Come sei venuto a conoscenza del progetto "Caschi Bianchi"? Già nell'ambiente universitario avevo sentito parlare del servizio civile all'estero, poi da una ricerca più approfondita ho scoperto che ci sono tre organismi in Italia che promuovono quest'esperienza: Caritas Italiana, Focsiv (un'unione di O.N.G. cattoliche) e l'associazione Giovanni Paolo XXIII. Così mi sono rivolto al direttore Caritas della mia Diocesi, Don Vincenzo Federico, e grazie a lui mi sono avvicinato al mondo Caritas. Dopo aver fatto domanda, c'è stata una selezione a Roma, dove in 6 siamo stati scelti per rappresentare il settimo gruppo dei Caschi Bianchi.

Oltre al Guatemala, in America Centrale, rientravano anche due paesi dell'Africa, Kenya e Rwanda e il Kossovo nei Balcani.

Consiglieresti quest'esperienza ad un amico? Si. E' un'esperienza formativa di grande valore umano.

Il Casco Bianco è uno stile di vita, un modo alternativo di intendere il mondo, un'occasione di fare una parte del nostro cammino con chi è stato, è, e sarà, purtroppo, ancora oppresso. L'esperienza, infatti, è vista come uno scambio reciproco dove piuttosto che dare, si riceve tantissimo.

Per contattare Settimio ecco la sua email: settimiofly@yahoo.it




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