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Incontro del Rotary di Sala Consilina con Samuel Artale, uno dei reduci dell’Olocausto ”Ad Auschwitz mi ha sorretto la speranza”


26-02-2008

Una testimonianza diretta e straordinaria e commovente degli orrori della Shoah su cui non si rifletterà mai abbastanza”. È questo il commento unanime di quanti hanno assistito presso l’Hotel Villa Venus di Atena Lucana Scalo alla conferenza dell’ing. Gaetano Samuel Artale, organizzata dal Club Rotary Sala Consilina-Vallo di Diano sul tema “Il giorno della memoria. Per non dimenticare”. Dopo gli interventi del presidente del Club, Michele Calandriello, e del dottor Pietro Marino ha introdotto i lavori e coordinato il dibattito il giornalista Giuseppe D’Amico il quale si è soffermato sull’importanza di simili testimonianze perché aiutano a capire una pagina terribile della storia mondiale che ha avuto ripercussioni anche nella provincia di Salerno.
Padre cattolico e madre ebrea, Samuel Artale fu deportato insieme a tutta la famiglia ad Auschwitz nel maggio del 1944 e ne uscì quale unico superstite il 27 gennaio 1945 quando l’Armata Rossa aprì i cancelli, il piccolo Samuel (aveva otto anni) fu preso in consegna dalla Croce Rossa Internazionale e affidato ad una associazione ebraica che lo trasferì negli Stati Uniti, a Miami, dove poté studiare. Oggi vive a Padova con la famiglia ed é docente di Normative Internazionali presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Palermo nonché Valutatore di Sistemi di Gestione per la Qualità, Ambiente e Sicurezza. Oltre a numerose pubblicazioni di carattere tecnico-professionale, ha al suo attivo il libro testimonianza “Auschwitz: la barbarie civilizzata”, pubblicato nel 2005. Dopo avere ricordato le cifre dell’Olocausto, Artale ha parlato della sua esperienza personale e familiare: “Ad Auschwitz, ho perso mio padre, mia madre, mio nonno, mia zia e mia sorella, più grande di due anni. Furono vanificati. La mia fine era prevista per febbraio ma il 25 gennaio arrivarono i Russi che riaprirono i cancelli”.
Parlando della sua vita dopo Auschwitz, pur ricordando positivamente il periodo trascorso a Miami, Artale afferma che “quando ho incontrato gli altri ragazzi è stato un disastro perché i ricordi erano e sono troppo tristi. Mi ha sorretto la speranza senza la quale sarei impazzito. Ancora oggi quando incontro le forze dell’ordine in uniforme, pur sapendo di non avere nulla da temere, mi vengono i brividi. Forse quest’anno troverò il coraggio di tornare ad Auschwitz per vedere cosa proverò”. Rispondendo, infine, alla domanda di un giovane rotaractiano sulla società odierna e futura Artale ha così concluso: “Oggi manca l’esempio, l’abitudine al sacrificio e i giovani trascorrono troppo tempo davanti al computer invece di correre e inseguirsi in un prato. E’ molto importante il concetto di famiglia; rispetto a ieri mancano gli oratori che sono molto importanti perché la speranza del futuro sta nella conoscenza”.   



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