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Rapporto dei Nas dopo il ritrovamento nella busta del ratto fritto. Il sindaco di Novara: subito i sigilli


22-02-2008

Apposti i sigilli allo stabilimento Pai di Novara. È lo stabilimento del gruppo San Carlo, la nota marca di patatine. È lo stabilimento dove fu confezionato il pacchetto di patatine che conteneva un topo morto, fritto e ritrovato da un cliente in un bar ristorante di Monte San Giacomo. La decisione della chiusura dello stabilmento è stata assunta dal sindaco di Novara, Massimo Giordano, a seguito del rapporto dei Nas di Torino. I Nas hanno registrato nello stabilimento gravi carenze igienico-sanitarie e strutturali. Chiusura a tempo indeterminato dello stabilimento. Già l’estate scorsa lo stabilimento di Novara subì una ispezione dei Nas e l’azienda aveva annunciato investimenti di oltre 18 milioni di euro per adeguarsi alle richieste avanzate dall’Asl. La chiusura dello stabilimento Pai-San Carlo è stata determinata a causa del rinvenimento di un topo morto all'interno di una bustina di patatine venduta presso il bar "Il Rezzo" di Monte San Giacomo. Un bambino del posto, accompagnato dal papà, dopo aver acquistato una confezione di patatine in busta, fu colpito da un odore nauseabondo. Fu lo stesso titolare dell'esercizio commerciale, Antonio Calabrese, a svuotare la busta contenente le patatine sul bancone del bar, per verificarne il contenuto. La sorpresa fu grande per tutti quando, mescolate fra le fette di patatine, venne fuori la sagoma di un topolino da cui proveniva, evidentemente, il fetore. A questo punto fu lo stesso titolare del bar che, immediatamente, avvertì i responsabili dell'Asl i quali, prontamente giunti sul posto, attivarono le procedure per l'esatta identificazione del corpo estraneo contenuto nella bustina. A prima vista sembrò proprio che si trattasse di un topolino passato attraverso la vaschetta della friggitrice, come asserì lo stesso direttore del Dipartimento di prevenzione dell'ASL Salerno 3 di Vallo della Lucania Giuseppe Fornino, incaricato di seguire la vicenda assieme al responsabile del servizio alimenti dell'ente di Vallo della Lucania Pierangelo Perito. Per verificare l'esattezza del dato, il reperto fu spedito presso l'istituto zooprofilattico di Portici per gli accertamenti chimici ed istologici e per tutti gli altri esami del caso. Appena scattata la denuncia, la vicenda finì sul tavolo della Procura della Repubblica di Sala Consilina, all'attenzione del sostituto procuratore dottor Carlo Rinaldi. Informati su quanto è avvenuto una decina di giorni fa a Monte San Giacomo, i carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni di Torino hanno provveduto ad effettuare un controllo all'azienda piemontese e mercoledì, su disposizione del sindaco di Novara, è stato adottato il drastico provevdimento di chiusura. E' la seconda volta, nel giro di sette mesi, che il sindaco di Novara è stato costretto a mettere i sigilli al tempio storico di produzione delle patatine. Nella scorsa estate, infatti, dopo la denuncia di un consumatore piemontese che aveva trovato un insetto in un sacchetto, l'Asl era intervenuta sollecitando l'azienda piemontese di mettersi in regola. Intanto, il titolare del Bar "Il Rezzo" di Monte San Giacomo, Antonio Calabrese, appena saranno resi noti i risultati di laboratorio sul contenuto della bustina incriminata, ha deciso di rivolgersi al suo legale di fiducia per chiedere i danni d'immagine che la vicenda gli ha sicuramente prodotto. La vicenda, infatti, destò molto scalpore in tutto il Vallo di Diano. NNel pomeriggio di ieri il sindaco di Novara ha incontrato le organizzazioni sindacali e i rappresentanti della proprietà Pai. Nel corso dell’incontro l’amministrazione comunale ha dichiarato la disponibilità a riaprire l’azienda «qaundo e qualora - recita un comunicato emesso dall’amministrazione comunale - sussistano le condizioni richieste e imposte dalla normativa vigente». I dipendenti sono 130. Ieri mattina hanno trovato i sigilli all’azienda e non hanno potuto procedere agli ordinari turni di lavoro.

ROCCO COLOMBO
tratto da: www.ilmattino.it



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