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Parla il sacerdote di Padula: «I miei conti bancari? Eredità e risparmi»


09-12-2007

«Ho settant’anni. Li ho vissuti da uomo e da sacerdote con la mia onorabilità. Io indagato? È una tegola che mi arriva all’improvviso ma sono disponibile a chiarire alla magistratura come, perchè e quando dei miei conti correnti bancari». Don Franco Russo parla con calma. «Sono sereno perchè sono pulito con le mie manie con la mia coscienza» dice scandendo le parole. È lui il prete indagato per la nuova inchiesta sull’usura nel vallo di Diano, un giro di milioni di euro che sarebbe animato - secondo le prime accuse di inquirenti ed investigatori - da un nipote imprenditore che porta lo stesso nome e cognome. Franco Russo, già titolare di una fabbrica di calzature a Padula ed ora con i suoi affari in Umbria, è l’uomo con la valigia dei pzizini dell’usura sequestrata dai carabinieri. Don Franco, invece, è titolare di un conto corrente bancario consistente: la somma depositata oscillerebbe intorno al milione di euro. Gli inquirenti stanno lavorando su alcuni indizi: il primo, intercettare eventuali movimenti bancari che sarebbero avvenuti sui conti correnti del prete probabilmente anche all’insaputa dello stesso sacerdote. Il prete è finto nell’ionchiesta che ha come principale indagato il niopote Franco Russo: è lui l’uomo al quale è stataseqwuestrata la valigia con i pizzini, il borsone con lòe cartelle dei clienti e che ogni quindici giorni tornava da Perugia nella terra natìa per ascolatre le necessità di credito di molte persone. «È una vita di risparmi - dice il prete indagato - i miei genitori, contadini, mi lasciarono una buona eredità, oltre la casa dove vivo». Per poter accedere ai conti bancari e perquisire la sua abitazione l’avviso di garanzia era un atto dovuto. Ma l’obiettivo degli inquirenti e degli investigatori non è lui. L’uomo con la valigia contenete i pizzini dell’usura è il nipote. «Vedrete, a quello non capiterà mai niente - sussurravano nel vallo di Diano - è il nipote del prete...». Probabilmente c’era chi millantava credito e coperture, sempre all’insaputa dello stesso sacerdote, per garantire continuità all’attività di prestiti scoperta nei pizzini dell’uomo con la valigia. «Io sono stato parroco a Roscigno per ventuno anni. Non ho mai truffato nessuno, nè determinato tariffe alla mia attività pastorale. Ho una sorella negli Stati Uniti, mai toccato niente del mio patrimonio. Comunque, documenterò tutto ai magistrati». I consulenti della procura sono al lavoro da alcune settimane. Rincorrono il vorticoso movimento di assegni che è dietro i pizzini contenuti nella valigia. Una prima relzione l’avrebbero già consenata al pm Carmine Olivieri, titolare dell’inchiesta. Così come i carabinieri della compagnia di Sala Consilina avrebbero svolto alcuni accertamenti patrimoniali in Umbria. Quel che non è finora accaduto nel vallo di Diano, ora potrebbe esser registrato: il sequestro rpeventivo dei beni. Cioè sigillare il patrimonio del nuovo giro di usura, mettere le mani su certificati di deposito, titoli azionari, bond, cct, fondi azionari per milioni di euro. In poche parole colpire il tesoro degli strozzini.

ANTONIO MANZO

tratto da: www.ilmattino.it



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