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Il progetto della Grande Lucania di colore rosa


07-09-2007

L’ultima uscita è sul blog del sito Grande Lucania. Guardate, che qui stiamo facendo sul serio ha detto ai tutti quelli che hanno firmato per il referendum della Grande Lucania. E ha specificato: «Noi non chiediamo nè una nuova provincia, nè nuove poltrone, nè nuovi enti,. Vogliamo solo che un pezzo di antica Lucania si riconnetta alla regione madre, la Basilicata». Tiziana Bove Ferrigno non molla. La sua idea di Grande Lucania rpende piede nei comuni del Vallo di Diano, del Basso Cilento e del Golfo di Policastro. «Io secessionista? Ma quale secessione. Sì, non lo nego sono stata candidata leghista alle Europee e alle ultime Politiche. Embè? Non si sono mica fatti scrupolo nel vallo di Diano di incontrare i ministri leghisti per salvare postazioni istituzionali importanti come il tribunale ad esempio. E poi, queste scempiaggini sud contro nord e nord contro sud sono tanto stantie che nessuno le percepisce più come genuine». Ma il problema per l’architetto padulese da molti mesi a questa parte non è più politico ed elettorale. Tiziana Bove Ferrigno sta guidando la proposta per la Grande Lucania. Ai tavoli del suoi convegni riesce a mettere insieme amministratori regionali della Campania come quelli della Calabria, a partire da assessori regionali come Autilio a consiglieri regionali di lunga esperienza politica come Tanino Fierro e Rocco De Rosa. L’architetto padulese che ora tinge di rosa la battaglia della Grande Lucania vinse la battaglia quando si trattò di scongiurare la soppressione della casa circondariale di Sala Consilina. «Ottenemmo in poche ore che gli avvocati della zona potessero avere un colloquio con il ministro Castelli. Che promise di ritirare il decreto e di finanziare il nuovo carcere». Ma ora c’è il progetto della Grande Lucania che intende aggregare alla regione Basilicata ben ottanta comuni compresi nei territori del Golfo di Policastro, del Basso Cilento, del Tanagro e del Vallo di Diano. Alla Fiera di San Rufo perfino di imprenditori dissero parole di adesione. E da qualche settimana anche le banche del territorio hanno capito che il flusso economico si muove dal vallo di Diano verso la Basilicata, come la zona della val d’agri ad esempio. «Se l’economia reale - dice l’architetto - intercetta questi flussi vitali del territorio vuol dire che le istituzioni debbono capire prim’ancora di giudicare spesso sommariamente. Attenti, quando le istituzioni non percepiscono il bisogno dlele popolazioni e non lo canalizzano ngli atti di governo allora o c’è la disaffezione o la rivolta. Ma lei crede davvero che la storia dei rifiuti in Campania non abbia prodotto alcun danno al terremotato turismo cilentano?» C’è la raccolta di firme per la richiesta del referendum popolare per l'aggregazione alla Regione Basilicata. E le firme sono già a migliaia. «Tutte documentate con carte d’identità» dice Tiziana Bove Ferrigno.«Crediamo nel nostro progetto basato sulla storia, sulla cultura e sul recupero della nostra vera identità,ovvero quella lucana. Il progetto desta sempre maggiori consensi ed attenzione, vale la pena continuare». Una secessione in rosa? «Sciocchezze di chi non vuol cambiare». b.n.

tratto da: www.ilmattino.it



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