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Campania: L'emergenza rifiuti ha un futuro


20-12-2006

Girava uno slogan: Napoli è la Città di Natale. Migliaia di turisti dal Plebiscito ai Decumani, dal lungomare ai musei, alle chiese cariche di se­coli e di arte. Sono passati solo pochi anni, bei tempi. Sembra un'eternità.
Non si sa quanti ne verranno adesso, certamente meno, ma si sa che cosa trove­ranno. Tutta l'immondizia vista nei telegiornali. Ce n'è ancora tanta sulle strade: 1400 tonnella­te. Una cifra che corrisponde proprio alla produzione quoti­diana di rifiuti. Come se Napoli se li lasciasse ventiquattro ore sulla sua pelle. Non sarà mai pu­lito chi si lava con un giorno di ri­tardo. ­

Non andrà meglio, se conti­nuano a litigare quelli che devo­no lavorare insieme. L'Asìa, azienda privata con capitale pubblico, ce l'ha con il suo unico azionista. Che è il Comune. Il Comune non rimette in ordine la sua società, ma attacca il Com­missariato all'emergenza rifiuti con l'assessore alla nettezza ur­bana.
Dopo un'estate di allarmi e crisi fallisce in tanto l'operazione. "Natale pulito".
Benvenuti a Napoli, provincia numero 107 cioè l'ultima nella classifica ita­liana pubblicata da "Il Sole-24 Ore", che rileva il giudizio degli abitanti - su servizi, assistenza, ambiente, inquinamento.

Ma perché Napoli si lascia ad­dosso per un giorno tutti i rifiuti che produce? l numeri ballano sui vuoti di memoria. Il Comune dice che non riesce a smaltire, perché il Commissariato non gli dà quote e spazi sufficienti. Neanche il tempo di leggere le dichiarazioni dell'assessore al ramo, Gennaro Mola, e il Com­missariato mostra i conti. Ricor­da che proprio nella riunione di ottobre, si raccomandò perché rientrasse la vergogna dei cu­muli in strada.

Bertolaso quel giorno minac­ciò l’Asìa: se va avanti così, devo commissariarla. La ri­sposta fu piccata: non ha i poteri, potrebbe farlo solo il Comune, quindi il sindaco. Si misero però d'accordo su una cifra: 1400 ton­nellate ogni giorno. Risultato: le strade sempre sporche. Come mai?
Alla resa dei conti, il Comune protesta e il Commissariato fa fil­trare i numeri: ha concesso di più, una media di 1430 tonnellate al giorno.
È fondato il dubbio che l'Asìa non organizzi bene i servizi. Basta frugare: se 1400 sono le ton­nellate che sostano in strada, altre 600 girano sui camion in cerca di impianti, altre 1200 sono nel sito di stoccaggio di Napoli Est. Avan­zano quindi 3 mila tonnellate. Qualcosa non va. I mezzi, per co­minciare. L'Asìa non dispone di suffìcienti "bilici", sono i piccoli. I "compattatori" grandi quindi raccolgono i rifiuti e vanno anche a scaricarli negli impianti. Dove fanno file di ore. Un turno che fa saltare il giro. È un circuito vizioso, un rilievo banale: ma aiutano a capire.

Non si capisce invece perché si parli di nomine, di "spartizioni politiche", secondo il Commissariato di Bertolaso, e non di un pro­getto.
Prima di chi guiderà l’Asìa, bisogna decidere la sua missione industriale. Ha 2200 dipendenti per accumulare rifiuti e primati negativi: l’azienda della terza città italiana non dovrebbe darsi uno scatto di modernità? Ha un problema, i rifiuti. Ma anche una ri­sorsa, gli stessi rifiuti. Se paga 63 milioni ad altri (108 euro a tonnel­lata per sversarli) perché non pagarli a se stessa? L'Asìa diventi fornitore di servizi e cliente al tempo stesso, assuma l’intera gestione del ciclo di smaltimento. Dalla raccolta fino agli impianti, quindi alla vendita di quanto può ricicla­re: carta; vetro, plastica, allumi­nio. Ma la differenziata non è bril­lante: 8,6 percento. Atena Lucana vanta una raccolta differenziata de1 96 per cento.

Il vantaggio ri­cade sui cittadini: un decimo del­le tasse dei napoletani. E che dire di Brescia? La sua Ams è prima tra le migliori dieci al mondo, come certifica la Columbia University.
Al secondo posto Malmoe, la sponda svedese delle betulle. Me­glio fare un salto a Brescia o Mal­moe, per studiare e copiare; piut­tosto che litigare per una poltrona di vertice. Le competenze forse contano meno delle tessere.

Non solo Napoli. E in Campa­nia? Il disastro è regionale. Berto­laso ha troppo prestigio per arren­dersi, ma sarebbe già fuggito. Il so­spetto di un boicottaggio, avanzato dal senatore Tommaso Soda­no, è confermato dall'ultimo sfo­go con Prodi e Napolitano.
Ora Bertolaso ha deciso di evitare i po­litici locali, anche i più importan­ti. Napolitano lo tiene sotto pres­sione, il cardinale Sepe lo rincuo­ra, il procuratore generale Galgano vuol capire fin dove i magistra­ti di alcune Procure possono spin­gersi nel bloccare gli impianti, assecondare i furori popolari, far saltare il ciclo.
Ma anche Bertola­so deve accelerare: la Fibe dovreb­be sparire, il contratto è rescisso, invece lavora e incassa. Il tempo passa, i rifiuti si ammucchiano, le ecoballe superano i 4 milioni, ci si chiede che fine faranno? E non so­no inerti, se qualcuna emana cattivo odore.

Bertolaso è atteso da due traiettorie: un'emergenza che il 12 febbraio 2007 compie 13 anni, auguri; deve quindi aprire discariche e colmare cave. Chia­merà per questo come garanti alcune autorità morali e scientifiche. L'altra è il piano regionale. Con qualche intralcio. La legge sancisce che, deve agire "d'intesa" con Regione e ministero dell'Ambiente.
Basso­lino è per gli inceneritori, dopo tanta fatica per avviare Acerra. E Pecoraro è contrario.
L'emergen­za ha un presente diffìcile, ma promette anche un grande futuro.



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