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Se non ora quando Vallo di Diano promuove l'iniziativa Donne con la A


08-03-2015

Alla fine del mese scorso da Torino Se non ora quando ha lanciato la campagna nazionale Donne con la A, finalizzata a garantire la rappresentazione del genere femminile nel linguaggio. Immediatamente sono arrivate le prime adesioni di rappresentanti istituzionali pubblici, quali il sindaco di Torino, Piero Fassino e l’assessora al turismo della regione Toscana, Sara Nocentini. Anche il comitato valdianese si è fatto promotore di questa iniziativa ed oggi ci è pervenuta la sottoscrizione della consigliera regionale Anna Petrone, che si è dichiarata disponibile a divulgare e rendere condiviso il nostro appello in occasione della Giornata internazionale delle donne. Sperando che anche una proposta del genere contribuisca a rendere l’Italia un Paese più a misura di donna presentiamo Donne con la A.

Le donne vogliono la A, perché chiedono di essere riconosciute come tali.
L’utilizzo del genere femminile nella lingua italiana contribuisce ad una più adeguata rappresentazione della donna nella società, ad una sua più specifica presenza nella cittadinanza e ad un suo più particolare ruolo nelle istituzioni pubbliche.
Per questo 8 MARZO, in tutta Italia, il movimento di Se Non Ora Quando chiede alle istituzioni, alla pubblica amministrazione, alla scuola, alla politica e all’informazione di usare il femminile ogni volta che si parli di una donna, qualunque ruolo lavorativo o incarico professionale ricopra, per contrastare quell'uso del maschile come neutro, che annulla il femminile screditandolo.
Oggi le donne occupano ruoli decisivi in politica, nelle istituzioni e nel mondo del lavoro, ruoli fino a poco tempo fa appannaggio solo degli uomini. Tuttavia si continua a fare resistenza nel declinarli al femminile e si preferisce parlare di loro al maschile in nome di un presunto "neutro", peraltro inesistente nella nostra lingua.
Non si usa dire: ministra, deputata, funzionaria, ingegnera, assessora.
Di contro e' normale dire: commessa, postina, operaia, infermiera.
Basta applicare le regole vigenti per il femminile nel nostro linguaggio per dar conto della presenza di genere.
Maestro-maestra, chirurgo-chirurga, sindaco-sindaca, avvocato-avvocata: in italiano le parole che finiscono in “o” al femminile prendono la “a”. Restano invece invariate le parole che finiscono in “e”, ma prendono l'articolo femminile (a titolo esemplificativo la giudice, la presidente…).
Lo dice la grammatica italiana, lo sostiene anche la prestigiosa Accademia della Crusca.
Siamo convinte che Donne con la A sia un passo necessario a garantire la rappresentazione dei due generi di cui e' fatto il mondo: le donne non sono l'altra metà del cielo, sono una delle due metà.
Raffigurarle e definirle in modo corretto contribuirà a favorire il superamento degli stereotipi che ostacolano la crescita culturale e sociale del nostro Paese. Crediamo, difatti, che la reale parità dei diritti e delle opportunità passi anche dal riconoscimento delle differenze di genere nel linguaggio.


Comitato Se non ora quando-Vallo di Diano
 




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