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Vallo di Diano: risiedevano all'estero ma prendevano la pensione sociale in Italia. Denunce


31-10-2012

La Guardia di Finanza di Sala Consilina, nell’ambito dei servizi di polizia economica finalizzati al contrasto degli illeciti in materia di spesa pubblica assistenziale, come disposto dai Vertici del Corpo in piena aderenza alle direttive impartite dall’Autorità di Governo per il potenziamento dei processi di spending review, ha denunciato alcuni soggetti residenti nel Vallo di Diano in quanto, nonostante avessero trasferito il proprio domicilio effettivo all’estero, continuavano a beneficiare degli assegni sociali (pensioni sociali e di invalidità) erogati dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

La Legge 133 del 2008 prevede, a tal proposito, che il beneficio sociale sia corrisposto a cittadini italiani, comunitari iscritti nelle anagrafi comunali, extracomunitari titolari di permesso di soggiorno comunitario per lungo periodo e, persino, a rifugiati politici ed apolidi con regolare permesso di soggiorno, a condizione che siano residenti effettivamente ed abitualmente in Italia e che abbiano soggiornato legalmente ed in via continuativa per almeno dieci anni nel territorio nazionale.

Infatti, qualora il beneficiario si allontani dall’Italia per un periodo superiore ai 30 giorni è tenuto ad inoltrare formale comunicazione all’I.N.P.S. per la sospensione momentanea dell’assegno. Trascorso un anno dalla sospensione, in assenza di comunicazioni di rientro dall’estero da parte dell’interessato, l’Istituto provvede alla revoca della pensione. La revoca, inoltre, è sempre disposta quando il soggetto dimori di fatto all’estero anche nel caso in cui stabilisca formale residenza in Italia.

Individuate, in collaborazione con gli uffici I.N.P.S. di Sala Consilina, le posizioni maggiormente “a rischio”, le Fiamme Gialle hanno avviato una serie d’indagini finalizzate ad accertare l’assenza effettiva dei beneficiari delle pensioni dal territorio nazionale riscontrando la presenza di eventuali dichiarazioni a riguardo da parte degli interessati agli atti dell’istituto previdenziale con i dati in possesso dell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (A.I.R.E.).

Gli accertamenti hanno quindi interessato i consumi di energia elettrica, di gas e acqua degli immobili dove gli interessati avevano formalmente dichiarato la residenza, il pagamenti di imposte e tasse locali (I.M.U., Ta.Ri.) e di ogni altro adempimento tracciabile che avesse potuto confermare la presenza in Italia degli stessi. La validità degli elementi probatori acquisiti sull’allontanamento dei titolari delle pensioni dall’Italia è stata inoltre supportata dalle testimonianze rilasciate da conoscenti, parenti e vicini.

L’inchiesta è terminata con la denuncia di sei persone alla Procura della Repubblica di Sala Consilina per truffa aggravata ai danni dell’I.N.P.S.. Deferiti inoltre altri due soggetti, figli di altrettanti indagati, per concorso nel medesimo reato: questi, infatti, delegati ad hoc alla riscossione delle pensioni per conto dei genitori all’estero, utilizzavano poi le somme per proprie necessità.

Indagato anche un funzionario comunale per falso ideologico, avendo indebitamente rilasciato un certificato attestante l’effettiva residenza in Italia di uno dei percettori. Il documento, infatti, presentato all’I.N.P.S. ha consentito l’indebita erogazione della provvidenza. In esecuzione di appositi provvedimenti emessi dall’Autorità Giudiziaria, le somme illecitamente percepite, ammontanti ad oltre 200 mila euro, sono state sottoposte a sequestro “per equivalente”. Le misure cautelari hanno interessato sia conti correnti e libretti di risparmio postali degli indagati che immobili di proprietà.

Ai sensi della Legge 537 del 1993 gli emolumenti illegalmente percepiti sono recuperati a tassazione dal Corpo, alla luce del principio più volte ribadito dalla Corte di Cassazione che l’illiceità di qualsiasi attività produttiva non esclude la tassabilità del reddito da esso derivante, essendo il reddito un dato economico e non giuridico. Pertanto, chi trae profitto da attività criminose realizza comunque una ricchezza che costituisce motivo di pagamento dei tributi.

tratto da: www.salernoinprima.it




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