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Laboratorio teatrale dal buio alla luce. Protagonisti i detenuti del carcere di Sala Consilina


17-10-2012

Si è conclusa l’esperienza di laboratorio teatrale che ha visto coinvolti i detenuti della casa circondariale di Sala Consilina. “Dal buio alla luce” è stato il titolo del singolare progetto promosso dalla Direzione della Casa Circondariale, dalla Presidenza del Consiglio Comunale e dalla Cooperativa Culturale La Cantina delle Arti, un evento realizzato grazie anche alla preziosa collaborazione della Banca di Credito Cooperativo di Sassano, alla Fondazione della Comunità Salernitana Onlus, al Piano Sociale di Zona S/4 e alla Caritas Diocesana. E “Pari e Dispari”, adattamento della drammaturgia del grande Eduardo, è stato il titolo del saggio spettacolo di fine corso che ha avuto luogo il 12 ottobre e che ha impegnato per tutta l’estate sette giovani attori - detenuti della Casa Circondariale sita in Via Gioberti. Un vero successo. “Un’occasione importante visto che per la prima volta i detenuti salesi attuano un progetto di laboratorio teatrale – sottolinea il Presidente del Consiglio Maria Stabile- tre mesi fa è iniziata per loro questa esperienza e non è stata solo un semplice sperimentarsi in un nuovo ambito propriamente artistico ma soprattutto hanno riconosciuto se stessi attraverso un percorso introspettivo. Tutti i partner del progetto hanno voluto fortemente questa cosa, grande attenzione è stata rivolta all’individuo perché una società è tanto più democratica e libera quando più le leggi che essa si è data vengono rispettate. Il carcere punisce chi non rispetta le leggi ma non deve imprigionare la volontà la dignità dell’individuo ma deve arricchirlo e prepararlo ad una più facile integrazione che poi dovrà essere sostenuta dalle istituzioni”. A questo fanno eco le parole pronunciate dal Direttore del carcere Concetta Felaco: “Per noi è un momento molto emozionante perché questa iniziativa ha rappresentato un punto di partenza per avviare un nuovo percorso di collaborazione con la comunità esterna che, la vede per la prima volta in maniera concreta, partecipe e soggetto attivo per consentire a noi la realizzazione di un’attività che, finora, non era stato possibile realizzare anche per difficoltà derivanti dalla limitatezza della struttura. Si tratta di un progetto importante perché fare teatro in carcere significa fare cultura, offrire ai detenuti un’occasione di socializzazione, un’occasione di crescita personale tanto è vero che è bellissimo raccogliere le emozioni degli allievi - detenuti che hanno partecipato con grande interesse e motivazione. E noi tutti ci auguriamo che questa iniziativa possa proseguire nel tempo per sperimentare diverse forme di lavoro con la comunità esterna. Si tratta pertanto di momenti particolari in cui c’è la consapevolezza soprattutto da parte della nostra utenza di non trovarsi in una condizione di isolamento inteso come lontananza dagli affetti familiari del detenuto ma anche e soprattutto una separazione dalla società esterna. Questo per loro rappresenta un’occasione importante di vicinanza anche per quello che è stato il loro vissuto fuori. E’ un esperienza molto forte e significativa e rappresenta un’occasione di speranza perché nel momento in cui viene superata la condizione di isolamento psicologico, cresce e si coltiva dentro di sé la possibilità di rivedere il proprio percorso e di poterli indirizzare diversamente in modo da non ricadere nella delinquenza”. Guido Piergallini, Commissario in forza al carcere salese, ribatte: “Per noi il laboratorio teatrale e il saggio finale è stato un evento importantissimo in quanto si sensibilizza il detenuto al rientro nella vita sociale, il trattamento va sempre di pari passo con la sicurezza e il corpo di polizia penitenziaria è l’unico ad avere questa peculiarità. Per noi questo è un compito istituzionale da perseguire ad ogni costo. Siamo più che contenti che nella Casa Circondariale di Sala Consilina si faccia questa bellissima iniziativa nel pieno rispetto di quanto recita l’art. 27 della nostra Costituzione”. Anche Enzo D’Arco, attore regista nonché curatore materiale dell’evento afferma:“Dal saggio finale ci auguriamo che sia venuto fuori tutto l’entusiasmo degli allievi che hanno preso parte al corso, grazie ai partner che hanno creduto fortemente in questo progetto si è trattato di un evento unico per il nostro territorio. Tutti hanno remato in un’unica direzione per raggiungere un unico obiettivo: il potersi confrontare a teatro. Il teatro è terapeutico e qui abbiamo dato l’opportunità di un confronto per capire i lati positivi e negativi, cose che possono aiutare nel momento in cui si ritroveranno, nella vita sociale”.

Antonella Citro
 



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