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Sassano - vicenda boschetto paleo palustre: rinvio a giudizio per la cooperativa che ha realizzato i lavori in zona PIP


22-09-2012

VERITÀ “OPPORTUNAMENTE” NASCOSTE: UDIENZA DEL PROCESSO SUL CASO DEL BOSCHETTO PALEO-PALUSTRE. UN EX-SENATORE DELLA REPUBBLICA A GIUDIZIO PER OCCUPAZIONE DI SUOLO PUBBLICO DI UN’AREA DI PREGIO AMBIENTALE


Dopo il sequestro del 20-01-2011 di una vasta area della zona PIP e del boschetto paleo-palustre in località Capuccini nel Comune di Sassano si sta svolgendo il processo a carico di un ex-senatore della Repubblica Italiana, legale rapopresentante della soc. Coop. Betulla per occupazione di suolo pubblico (art. 633 c. p.) poiché “dopo aver acquistato, dal Comune di Sassano circa 2845 mq. di terreno sito in località Fornace – via Macchia Mezzana (lotto nr. 09 – zona PIP), realizzava un piazzale in materiale misto calcareo avente una superficie di circa 3750 mq., così arbitrariamente occupando circa 941 mq. di terreno del Comune di Sassano”. L’ex senatore, difeso dall’avv. Vincenzo Vita di Sala Consilina, era assente all’udienza del 21-09-2012. Tra i testimoni dell’accusa, l’Ass. Capo Romano Massimo del Corpo Forestale dello Stato era assente; presente, invece, l’Ass. Capo Consalvo Attilio. Entrambi avevano effettuato il sequestro dell’area. Un ultimo testimone, il geom. Felice Arnone, dell’U.T.C. di Sassano, era assente. L’udienza è stata rinviata al 12 febbraio 2013.
Il 31 luglio 2003, il caso del boschetto fu ripreso nella trasmissione radiofonica di Oliviero Beha e Mauro De Cillis, La Radio a Colori. La Carta di Destinazione d’Uso del Territorio, approvata dalla Comunità Montana in data 13-02-2003, infatti, individuava quella zona, unica nel suo genere, sia come zona PIP, sia come sito di pregio ambientale. Da allora abbiamo cercato di seguire l’iter amministrativo per la costruzione della zona industriale. L’amministrazione di Sassano, il 24 dicembre 2003 (D.C.C. n. 26/2003), approva ilPiano Insediamento Produttivi. Il progetto prevedeva una strada nel boschetto (oggi parzialmente realizzata), che ne isolava i due rami irreversibilmente. La Regione Campania, senza preoccuparsi dell’assenza di una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per l’opera infrastutturale da eseguirsi in una zona “di particolare pregio ambientale e paesistico”, finanziava il progetto per un importo di 808.205,05 EUR (del. G.R. n. 5450/02). L’importo totale dell’opera era di 861.954,17 EUR, di cui 53.699,12 a carico del Comune di Sassano.

Abbiamo poi saputo che la soc. Coop. Betulla aveva, tra i suoi fini statutari, anche la “salvaguardia dell’ambiente, intesa come sorveglianza per la salvaguardia dei boschi”. Epperò, nella “Scheda di trasmissione di notizie di reato” del Comando del Corpo Forestale dello Stato, inviata alla Procura il 20-01-2011, è emerso che “sono stati distrutti circa 2000 mq. di bosco”, e che “il Comune di Sassano ha lottizzato, per scopi produttivi, un luogo boscato”. Risulta che partecipano a questa società cooperativa come soci o collaboratori altri pezzi delle istituzioni locali (vari sindaci, vicesindaci e assessori delle passate amministrazioni sassanesi, alcuni ancora oggi consiglieri comunali, un segretario cittadino di partito, un assessore di un paese vicino, un giudice di pace).

L’area industriale è stata costruita da un’azienda di Casal di Principe; oggi quelle infrastrutture sono già del tutto fatiscenti. Tutto ciò è avvenuto nonostante la L.R. n. 17/98 prevedesse l’obbligo dei Comuni di rivedere il proprio PRG alla luce della Carta di destinazione d’uso del territorio, approvata dalla nostra Comunità Montana. Tuttavia, la questione del boschetto paleo-palustre resta ancorata, per quanto a noi noto, a questo processo, nato perché avevamo notato, così come rilevato dal Corpo Forestale dello Stato, che “una porzione del bosco, pari a circa mq. 700, risulta ricolma di rifiuti edilizi, miste a terre e rocce da scavo… che avanzano gradualmente nell’area palustre cagionando un serio denneggiamento al bosco”.

Il Comune di Sassano, amministrato dal Sindaco ambientalista, già membro del Parlamento in quota Verdi, avrebbe dovuto e potuto costituirsi parte civile in questo processo. Tuttavia, il cittadino comprende molte cose da questa triste storia, anche per quanto riguarda la vicenda legata all’interrogazione parlamentare a firma dell’On. Trepiccione, in quota Verdi, prima presentata su nostra proposta nel 2007 e poi “opportunamente” ritirata dallo stesso.

Il Responsabile della Sede Codacons
dott. Roberto De Luca
 




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